Onida contro Boeri: "Il sindaco? Deve essere libero da interessi"

Dall’ex presidente della Consulta un altro attacco all’avversario e al
Pd: "Elettori scippati. E io non sono condizionabile dai potentati
economici"

Valerio Onida è un professore di diritto dal linguaggio mite e forbito. Così, per spiegare come si sente, l’ex presidente della Corte costituzionale non ricorre all’abusatissimo "utile idiota". Ma il senso è chiaro: "Forse non dovrei dirlo, ma non vorrei essere usato come elemento ornamentale. Se il partito aveva già scelto Stefano Boeri come candidato, poteva metterlo direttamente in campo. Se vengono meno le regole delle primarie e il patto di lealtà, allora mi sento di tenere le mani libere".
Che vuol dire che si sente libero dal patto di lealtà? Si candiderà anche se perde le primarie?
"Ci siamo impegnati a sostenere lealmente il vincitore e a fare squadra comune dal giorno dopo le primarie, ma il contenuto di questo impegno è stato parzialmente disatteso dalle iniziative dei partiti e adesso non è più possibile. Se perdo le primarie, non mi candiderò a sindaco, ma penso di presentare una lista che possa raccogliere la parte della città che crede in me".
Una contestazione delle regole sulle primarie, fatta da un ex presidente della Consulta, è un’accusa pesante...
"C’è un problema di regole formali: viene meno la par condicio se il Pd mette a disposizione di un solo candidato la macchina del partito. È stato tardivamente aggiustato qualche problema, ma non siamo tornati alle primarie che intendevamo. Se apro il sito del Pd, vedo una mobilitazione per Boeri. E poi le sembra normale che nelle sedi del Pd ci siano solo i manifesti di Boeri? Se fossero vere primarie, ci sarebbero i manifesti di tutti".
Vuol dire che sono false primarie?
"Rischia di essere una competizione finta e alterata. Non è un problema solo formale, riguarda il modo in cui i partiti hanno impostato la cosa. È contraddittorio scegliere prima il candidato! A che cosa servono le primarie se non a scegliere il candidato? A questo punto gli elettori sono liberi solo di ratificare una scelta".
Il Pd non aveva il diritto di indicare un candidato?
"Sapevo che avrebbe indicato una preferenza, ma è ben diverso mettere il carico da novanta della macchina organizzativa di un partito come il Pd, forse l’erede del Pci, a disposizione di un solo candidato. Avevo chiesto almeno un rinvio, per organizzarmi. Mi hanno già risposto di no. Il segretario Majorino dice che ogni giorno in più è sottratto alla vera lotta contro la Moratti".
Il Pd si deve ripensare?
"Il Pd sta facendo un grosso sforzo, ero nell’Ulivo e ho seguito le vicende successive. Sia chiaro che non sono un anti partito, ma in generale tutti i partiti oggi si devono ripensare, perché o sono personali e leaderistici o si stenta a trovare un collante e prevalgono le correnti".
È vero che ha un rapporto personale con Walter Veltroni?
"Sono stato presidente del Comitato etico per le sponsorizzazione del Comune di Roma quando Veltroni era sindaco. È l’unico rapporto che ho avuto con lui, ma sono fantasie che io sia il candidato di Veltroni".
Che cosa pensa di avere in più di Pisapia?
"Ho maggiore capacità di parlare all’intera città. Ho un ottimo rapporto personale con Pisapia, ma mi appare più condizionato dalla collocazione politica legata alla sinistra radicale. Rispetto a lui ho più credibilità nel voto d’opinione e dei delusi".
E in più di Boeri?
"Boeri non parla con altrettanto appeal alla sinistra tradizionale. E poi credo di poter offrire una garanzia di indipendenza totale dagli interessi economici e dagli apparti di partito. Un sindaco non dovrebbe essere condizionabile".
Ha mai sentito parlare di un ritiro di Boeri?
"Mai sentito".