Le onlus in rivolta: «Il 5 per mille? Lo hanno ridotto a 4»

Chiamiamolo il mistero del cinque per mille. Visto che non ci sono ancora risposte ufficiali del governo invocate ormai da 45 giorni. Oppure chiamiamolo lo scippo del 5 per mille. Visto che è diventato 4 per mille dopo che è letteralmente sparita una parte della quota dell’Irpef assegnata dai contribuenti con le dichiarazioni dei redditi 2010, agli enti non profit, alle università, alla ricerca, o alle attività sociali. In pratica, gli italiani avrebbero dato preferenze per 463 milioni ma lo Stato ne distribuirà soltanto 383, come emerge dagli elenchi dei beneficiari 2010 appena pubblicati dall'Agenzia delle Entrate. Mancano all'appello ben 80 milioni, cioè circa il 17% della quota effettivamente destinata dai contribuenti attraverso il cinque per mille.
Il tema è scottante e ha mandato su tutte le furie molte associazioni che vivono grazie alle preferenze degli italiani. Racconta Gianni Pezzoli, presidente della Fondazione Grigioni per il morbo di Parkinson che perderà circa 200mila euro: «Si vuole intaccare anche questa parte di democrazia diretta che permette ai contribuenti di scegliere il settore da sostenere. Ma se ci tolgono anche questo sostegno, sarà la morte della ricerca italiana. Noi non potremo sostenere i programmi promessi ai nostri sostenitori. E saranno danneggiati pure tutti quei ricercatori che vivono di speranza e soddisfazione personale». Pezzoli non è il solo a protestare pubblicamente. Molte associazioni come Medici senza frontere, Airc, Wwf, Lega del Filo d'Oro, Emergency, l'Associazione italiana leucemia, hanno sottoscritto una petizione per avere chiarezza sul mistero che avvolge il destino del 5 per mille. Ma la lettera indirizzata a Mario Monti e al vice ministro dell'Economia, Vittorio Grilli, non ha ricevuto alcuna risposta. «Sembra uno sgarbo istituzionale» sbotta Carlo Mazzini, esperto in legislazione non profit. «Sono quasi 50 giorni che aspettiamo e non sono servite neppure due interpellanze parlamentari per ottenere chiarezza. Ora questa decurtazione sta diventando un segreto di Stato, noi chiediamo la verità ma nessuno si sente in dovere di rispondere».
In attesa di risposte atteniamoci ai fatti che confermano un taglio di risorse per 80 milioni (stima del Il Sole 24 ore). Cominciamo dal gettito Irpef complessivo del 2009, che nonostante la crisi, è cresciuto dello 0,2% rispetto all'anno precedente, attestandosi a 146,5 miliardi. Inoltre sono aumentati, rispetto all'anno precedente, i contribuenti che hanno scelto il 5 per mille: ben 16 milioni rispetto ai 15,4 milioni dell'anno prima. Nonostante la crescita di entrate e preferenze, assistiamo al seguente paradosso: molti enti, che nel 2010 hanno visto aumentare le firme dei contribuenti a proprio favore, subiranno un calo dei fondi assegnati. Qualche esempio? L'Airc, l'Associazione italiana per la ricerca sul cancro, che nel 2010 ha superato il milione e mezzo di preferenze, oltre 150mila firme in più rispetto al 2009, incasserà 54 milioni anziché sessanta. La Lega del filo d'oro, premiata da quasi 3mila contribuenti in più nel 2010, otterrà 450mila euro in meno rispetto all’anno prima. Unicef prenderà circa 700 milioni in meno, l'Ail circa 300 mila. «Se è vero che il 5 per mille è diventato un 4 per mille ci devono spiegare il perché» incalza Mazzini «il silenzio di tecnici e non tecnici fa pensare le peggiori cose».