Onnein

In Francia, in diocesi di Vannes, Bretagna, c'è il bosco di Paimpoint, che un tempo si chiamava Brocéliande. Sì, è la magica e misteriosa foresta bretone dove la fata Viviana teneva il mago Merlino prigioniero in una «prigione d'aria» in un cespuglio di biancospino. Lì stavano anche la Valle Senza Ritorno e la meravigliosa fontana di Baranton. Ma ci sono, oggi, solo le rovine del castello di Onnein (o Onenne), figlia del re bretone Giudaele (venerato come santo). Di questa principessa l'unica cosa che si sa è che a un certo punto abbandonò la reggia paterna per seguire Cristo. Per umiltà si fece guardiana di oche e, dice la tradizione, morì di idropisia, malanno per il quale veniva invocata. Il nome scientifico di questo male, che le migliorate condizioni esistenziali hanno fatto praticamente sparire, è edema idropericardico. Per chiedere grazie alla santa nel Medioevo venivano da ogni dove, ma soprattutto dal dirimpettaio Galles, che condivideva con la Bretagna il ricordo del ciclo della Tavola Rotonda. Il suo nome veniva imposto a molti nati. Per esempio, la madre del gallese s. Elaeth si chiamava Onnein. In versione maschile circolò anche in Francia, dove ci fu un s. Onen di cui nulla sappiamo (a parte una parrocchia, Saint-Onen, a lui intitolata nella diocesi di Rennes). E ancora oggi, in zona, diverse persone si chiamano Onen o Onnein o Onenne. La sua tomba si trova nella chiesa di Tréhorenteuc. Prima del 1814 era sormontata da una statua lignea della santa morente. Il pellegrinaggio va anche un po' più in là, alla «fontana di s. Onenne», che ha una croce di granito sopra.
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