«Onorato di dar loro fastidio ma io non ho offeso nessuno»

Spiega: «Ho rispetto per chi difende la religione, non per chi la usa a fini politici». Gli attacchi della sinistra

Laura Cesaretti

da Roma

Solo con la sua t-shirt contro la spada dell’Islam, e «onorato» di esserlo. E c’è da credergli, non è da tutti essere additato dai vertici di Al Qaida come uno dei «crociati dell’odio contro l’Islam», com’è capitato al leghista Roberto Calderoli, il «ministro italiano con la maglietta» (nel frattempo diventato ex ministro) tirato in ballo da Ayman al Zawahiri.
«Venire attaccato da al Zawahiri e da questi criminali che strumentalizzano la religione per fini politici è per me un onore», commenta Calderoli. Che assicura di non aver paura, anzi: «Al di là dei rischi che corre la mia persona, sono onorato di dar loro fastidio perché non si può fingere di non vedere». L’ex ministro non si pente di aver messo sul petto le vignette considerate «blasfeme» dall’oltranzismo maomettano: «Non ho provocato nessuno - rivendica - semmai, ho avuto il coraggio di rispondere a provocazioni intollerabili. E poi è meglio morire per quello in cui si crede che di malattia». Lungi da lui, però, la volontà di ferire i sentimenti religiosi di chicchessia: «Io non offendo e non ho mai offeso i credenti islamici o di qualsiasi religione». Anzi, i «credenti» di ogni sponda gli piacciono assai, perché «sono uomini che hanno un’anima e difendono valori». E gli islamici e il loro particolare fervore vanno «ringraziati» dal fiacco Occidente, perché «la loro religiosità ha finito per risvegliare una religiosità cristiana sopita da troppo tempo da una società materialista e consumista». L’operazione-maglietta voleva denunciare altro: «Ho voluto alzare la voce contro la follia di chi, dietro il falso pretesto della religione, nasconde altre mire. Di chi usa l'integralismo come grimaldello per distruggere la nostra civiltà». E oggi, annuncia Calderoli, in un’intervista alla medesima Al Jazeera, a nome della Lega «dirò chiaramente come la pensiamo».
Il centrosinistra, però, sembra trovare più disdicevoli le affermazioni dell’ex ministro leghista che i proclami e le minacce di Al Qaida, e i suoi dirigenti fanno a gara nel sostenere che è Calderoli, più di al Zawahiri, a «mettere a rischio il nostro Paese», come dice il Verde Paolo Cento e ripetono altri. Per Marina Sereni, responsabile organizzazione della Quercia, «Calderoli continua a scherzare con il fuoco per evidenti ragioni elettorali. Ma sta scherzando con chi, invece, non scherza affatto, mandando un messaggio devastante a chi vive fuori dal nostro Paese. Per raccogliere qualche voto, con totale mancanza di responsabilità, mette a repentaglio la sicurezza del nostro Paese».
«Nulla si può concedere ad Al Qaida e al terrorismo, che va combattuto e sconfitto - concede Dario Franceschini della Margherita - ma il modo migliore per farlo non è sicuramente quello di aumentare, con frasi sciocche e irresponsabili, il clima antioccidentale che c'è in molti Paesi arabi». Le minacce di al Zawahiri, aggiunge Clemente Mastella, «sono gravi e vanno respinte al mittente; ma qualcuno nella Casa delle libertà spieghi all'ex ministro Calderoli che i voti si possono ottenere anche senza provocazioni arroganti e inutilmente offensive».
Calderoli però non pare scosso dagli attacchi unionisti, anzi trova anche modo di scherzare sulla mega-taglia di 12 milioni di dollari messa sulla sua testa dagli islamici: «Bossi mi ha detto “o riesci a farti dare quei soldi da Berlusconi oppure ti consegno agli arabi così ci paghiamo la campagna elettorale”...».