«Onore a Rudolf Hess». Ed è subito polemica

«Azione Fascista». Così ignoti hanno firmato la loro operazione di «ritocco» cancellando l’«anti» di un murales nel quale vi era scritto «Azione antifascista» e che campeggia da tempo sul muro della ferrovia a Porta Maggiore. Gli autori del gesto non si sono limitati a cancellare anche parte di un altro murales, situato a fianco del primo, ma hanno scritto con vernice bianca: «Onore a Rudolf Hess», il gerarca nazista condannato all’ergastolo al processo di Norimberga nel 1946. La scritta è apparsa ieri mattina, proprio nel ventennale della scomparsa del delfino di Hitler, avvenuta nel carcere di Spandau dopo quarant’anni di detenzione. Diverse e vivaci le reazioni degli esponenti politici di entrambi gli schieramenti per la scritta inneggiante a Rudolf Hess. «Un gesto che condanno senza riserve», afferma Enrico Gasbarra, presidente della Provincia. Secondo Gasbarra la scritta «non rappresenta la vera anima della nostra città». Per il presidente della Regione Piero Marrazzo «anche oggi scritte estranee alla cultura della nostra città hanno ferito prima l’intelligenza che il decoro urbano del muro». C’è anche chi, come capogruppo del Prc al Senato Giovanni Russo Spena, chiede al prefetto Achille Serra «una maggiore vigilanza» su questi fenomeni: «È compito del prefetto esercitare la prevenzione per impedire che Roma precipiti di nuovo in una spirale di violenza come quella degli anni ’70». Sul gesto si è pronunciato anche il presidente della comunità ebraica di Roma, Leone Paserman, per il quale «le scritte apparse sono espressioni ricorrenti di nostalgici che inneggiano a personaggi che vorremmo avere dimenticato per sempre». Condanne per i contenuti della scritta ma accuse di ipocrisia agli amministratori locali sono giunte dal commissario romano di Forza Italia, Francesco Giro: «Una scritta ignobile ma quanta ipocrisia dalla politica». Per il parlamentare azzurro dietro l’episodio ci sarebbe anche la grossa responsabilità degli amministratori, accusati di essere «rapidissimi a esprimere la loro indignazione e a fare le loro prediche mentre - continua Giro - quando si tratta di promuovere per la città un vasto impegno civile contro il degrado in cui è precipitata, fatto di violenza, cocaina e povertà, si tirano subito indietro e sono dei perfetti latitanti».