Un onorevole lavorerà 10 giorni su 30

La polemica sul cosiddetto mese corto, il calendario dei lavori parlamentari che prevede la chiusura della Camera per una settimana al mese, è scoppiata nei giorni scorsi, quando «Europa», il quotidiano della Margherita, ha bacchettato Fausto Bertinotti, l’autore della proposta che porterebbe i deputati a essere presenti a Montecitorio poco più di dieci giorni al mese. L’idea, almeno ufficialmente, era di favorire i deputati eletti all’estero, che avrebbero la possibilità di tornare con regolarità nei Paesi di provenienza. Mercoledì scorso il giornale dei Dl ha pubblicato un commento in prima pagina che mette in evidenza che il mese corto rischia di essere percepito dall’opionione pubblica come l’ennesimo privilegio di una categoria, quella dei politici, che ha già molti problemi di credibilità nel Paese. «Provenendo da Bertinotti - ha scritto il corsivista Robin - la proposta non sarà certo connotata come un premio alla casta dei politici. Però, forse, di questi tempi, l’idea che Montecitorio lavori solo tre settimane al mese... Insomma, non sarà accolta tanto bene». Ma il giorno dopo, a dispetto di «Europa» e del «Giornale» che ha raccolto il dissenso totale rispetto alla proposta dell’ex presidente del Senato Marcello Pera («è solo una manovra per salvare Prodi», ha detto), i senatori eletti all’estero hanno sollecitato il mese corto anche a Palazzo Madama.