Un onorevole maratoneta alla conquista di Londra

La scintilla gli è scattata qualche anno fa guardando negli occhi un maratoneta che stava tagliando il traguardo. «Una luce inconfondibile -ricorda Davide Caparini- Mi aveva colpito lo sguardo sognante di chi aveva trovato qualcosa...». E da allora l’onorevole della Lega, 42 anni, camuno ma milanese d’adozione, si è messo a correre. Tre, quattro volte la settimana, con metodo e applicazione tipicamente «padani». Sempione, Parco Lambro, dalla Montagnetta a Trenno al Parco delle Cave e ritorno. Anche la sera tardi quando capita, perchè prima ci sono la famiglia, una figlia, la presidenza della commissione bicamerale sulle questioni delle Regioni, la commissione di vigilanza Rai. E poi c’è anche il collegio elettorale della Valcamonica. Insomma c’è un bel po’ di lavoro e la corsa ci finisce in mezzo a ritagliarsi uno spazio quando si può e non appena è possibile
Onorevole, lo sa che è il parlamentare che va più veloce di tutti?
«Sinceramente me lo sta dicendo lei. Io so solo che correre è la mia passione e la maratona migliore l’ho finita in 3 ore e 25 minuti a Berlino lo scorso anno. Ma il dottor Gabriele Rosa, che sta seguendo un progetto di corsa e benessere con i parlamentari, mi ha detto che ci sono anche altri miei colleghi che vanno forte»
Corsa, maratona ormai è quasi una moda. Lei però è sempre rimasto un po’ defilato e quest’anno andrà a New York non con un gruppo ufficiale ma in forma «privata» con un paio di suoi amici...
«Non è proprio così, non me ne sto defilato. Questa mia passione però con la politica non c’entra quindi cerco di tenermela per me. Anche perchè credo che gli italiani mi paghino per fare altro e per comunicare altro, non per parlare di maratona...»
Perchè questa eccezione?
«Perchè mi sta a cuore una causa di solidarietà collegata alla corsa che è quella di Smarathon, l’associazione nata per raccogliere fondi per combattere la Sma, l’atrofia muscolare spinale. Con Luca De Luca, un mio amico di infanzia che ha una bimba affetta da questa malattia, stiamo da qualche anno correndo per dare sostegno alla ricerca in questo campo. Basta andare sul sito di Smarathon (www.smarathon.eu) per scoprire cosa sta facendo questo gruppo»
È un motivo in più per mettersi in pantaloncini e scarpette?
«Certamente, anzi è forse il vero motivo. Chi fa sport ha una sensibilità maggiore nei confronti della sofferenza. In maratona atleti e portatori di handicap corrono insieme e questo è un messaggio importante. Una piccola cosa, certo, ma deve far riflettere perchè quello dell’handicap oggi è purtroppo ancora considerato un mondo a sè. Si fa presto a teorizzare la parità d’accesso poi però chi affronta le situazioni quotidiane si trova in ogni momento a dover scalare vere e proprie montagne...»
Quanti siete in questo gruppo?
«Abbiamo cominciato in pochi ma siamo sempre di più. Corriamo un po’ ovunque e siamo riconoscibili perchè indossiamo tutti una maglietta rossa con impresso il disegno della carrozzina di Rebecca che è la bimba del mio amico»
Torniamo alla maratona: quante ne ha corse
«Ne ho finite tredici»
La prossima?
«La prossima è quella di Londra dove ho già corso qualche anno fa. Non voglio fare previsioni perchè non è mai il caso ma tra due domeniche vorrei provare a finire la gara in meno di tre ore e 20 minuti»
Un tempo assolutamente «onorevole» viene da dire anche se poi in questo tipo di gare dicono che l’importante sia arrivare al traguardo
«Le posso assicurare che nel mio caso non va proprio così. Ho un’indole molto competitiva e sono severissimo con me stesso, anche nella maratona. Se fisso un obbiettivo faccio di tutto per raggiungerlo e se non ci riesco ci rimango male, anzi malissimo. Sono sincero, non ci dormo la notte...».