Onorevoli col trucco modelle per un giorno

«Donna moderna» fa sfilare ventidue fra ministri, senatrici e deputate, vestite dagli stilisti italiani

Eleonora Barbieri

da Milano

È un vezzo ma è, anche, una battaglia politica. Le onorevoli d’Italia, sul nuovo numero del settimanale Donna moderna, si lasciano vestire dalle firme della moda del nostro paese. Sfilano, come le modelle che, fra pochi giorni, cammineranno sulle passerelle di Milano. E difendono i marchi italiani, contro la concorrenza straniera e, soprattutto, cinese.
A ciascuna il suo stilista, per una sfilata trasversale, che ha coinvolto 22 tra deputate, senatrici e ministri di maggioranza e opposizione. In copertina, il ministro per le Pari opportunità Barbara Pollastrini, filo di perle e tubino nero di Prada. Accanto a lei, una dopo l’altra, le pagine sono dominate dalle sue colleghe, ognuna vestita da una firma rigorosamente italiana.
La scelta, assicura Gabriella Carlucci, non è soltanto una questione di gusto ma, anche, la conseguenza di un impegno preciso, quello di tutelare la qualità del paese: «I falsi venduti sulle bancarelle a pochi euro sembrano uguali, ma non hanno né la cura dei particolari, né la linea, né la qualità dei materiali usati dal made in Italy» racconta la parlamentare di Forza Italia, giacca di lana avvitata, pantaloni a sigaretta e borsa di Versace. Una concorrenza difficile da controllare, in cui il ruolo delle signore, appassionate dell’eleganza e dei bei vestiti, è quasi naturale: «Noi donne siamo in prima linea nella tutela del nostro marchio. Compriamo di meno, ma compriamo meglio. Se non cominciamo a farlo noi, che siamo le più sensibili alla solidarietà, chi può farlo?».
Tutte d’accordo, sulla moda italiana. «Un capo made in Italy è più di un vestito - spiega Emma Bonino, ministro del Commercio internazionale, che apre la galleria delle onorevoli-modelle - La gente ci percepisce l’arte, il mangiar bene, la canzone, insomma il “Profumo Italia”». Un profumo che il ministro della Rosa nel Pugno, in giacca di seta a righe bianche e nere di Giorgio Armani, sente grazie alle persone che la circondano: «Ho una vita tumultuosa, niente tempo per lo shopping: le amiche scelgono per me».
Il ministro della Salute Livia Turco, vestita Etro, sceglie i suoi colori, dopo una conversione recente: «Ho lavorato tutta la vita come una dannata, quasi sempre vestita di nero - confessa - ma, invecchiando, mi sono resa conto che ero stata spietata con me stessa. Ora sono dimagrita e mi piacciono il turchese e il fucsia».
Non poteva mancare Daniela Santanchè: «Nella scorsa legislatura avevo proposto di creare un Museo della moda italiana. La legge non è passata, peccato - ricorda la parlamentare di An, fotografata con un completo di Alessandro Dell’Acqua - Sono una nazionalista. Tutto deve essere made in Italy: dal cibo alla musica. L’ultimo cd che ho comprato è di Gianna Nannini». Una donna, ovviamente. Le clienti più fedeli al settore: «Un vestito bellissimo, e con il cuore, ti rende più affabile e simpatica» assicura Alessandra Mussolini, deputato europeo in Roccobarocco. L’attrazione è inevitabile: «Un abito made in Italy è come un’opera d’arte e le sfilate sono un’esperienza di bellezza per tutte - conclude Vladimir Luxuria, in un candido Coveri - Come guardare la Gioconda, anche se non possiamo permettercela».