Onorevoli stupefacenti: in fila per il test antidroga

da Roma

«Tutti in fila, senza spingere e prendete il numeretto». Sono le 9.30 quando in una assolata e già calda piazza Monteciorio un gruppo di parlamentari si appresta ad effettuare il test antidroga organizzato e promosso dall’Udc. Un test negli ultimi giorni discusso e contestato sia da parte della maggioranza a causa di «una certa incoerenza del partito centrista», facendo riferimento alla vicenda dell’ex deputato Udc Cosimo Mele al centro dello scandalo capitolino di sesso e cocaina, ma anche da una parte dell’opposizione (An) che ne sottolinea la non completa attendibilità. Fatto sta che alla fine della giornata per gli organizzatori l’esito dei partecipanti si è rivelato «inaspettato»: 120 parlamentari, tra senatori e deputati di cui 11 della maggioranza.
Per l’occasione, davanti alla sede della Camera era stato allestito un vero e proprio «set della verità»: un gazebo con tanto di tavolo e sedie per l’attesa, alcune hostess per le informazioni di rito («onorevole ha mangiato da poco?», «guardi forse le conviene tornare tra un po’»). E naturalmente l’ambulanza, dove a bordo c’erano quattro infermiere impegnate a preparare tamponi per la saliva, provette per le urine e siringhe per il sangue, tre modalità di test tra cui il parlamentare poteva scegliere. E aspettando di salire sull’ambulanza, molti si chiedevano: «Ma Mele verrà?».
Sono in tanti ad arrivare in piazza fin dalle prime ore della mattina. Oltre all’Udc, di cui sono presenti anche Rocco Buttiglione, Lorenzo Cesa e Carlo Giovanardi, ci sono anche numerosi parlamentari della Lega, e Forza Italia. «L’unica cosa che possono trovare è la mia dipendenza dal polase», ironizza il forzista Osvaldo Napoli. Ad un certo punto arriva anche una delegazione dei Verdi portando mele, pere e preservativi. «Meglio mangiare pere che farsele», spiega Paolo Cento.
Tra gli esaminandi mattutini c’è il leader Udc Pier Ferdinando Casini, il quale sin da subito ne approfitta per togliersi qualche sassolino di troppo. «Questo test dà fastidio, quelli che ci criticano sono gli stessi che ci hanno lasciato soli in Parlamento, ma noi siamo determinati a continuare la nostra battaglia», tuona l’ex presidente della Camera. A chi gli fa notare l’assenza di esponenti di Alleanza nazionale nella fila per sottoporsi al test, il leader dell’Udc replica: «Già abbiamo votato da soli la legge in Parlamento, chi è assente oggi è coerente con l’assenza in Parlamento». Parole che non lasciano indifferente il partito di via Della Scrofa. Una piccola riunione nelle stanze di An al quarto piano del Palazzo ed ecco arrivare in piazza anche Ignazio La Russa, Maurizio Gasparri e altri deputati aennini. «È importante fare il test, ma tanto è inutile». Perché? «Perché chi lo fa non deve aver assunto droga nelle ultime 48 ore. Quello che si doveva fare era quello sui capelli, il test tricologico, quello sì che non lascia dubbi», commentano i due esponenti di An salendo sull’ambulanza. Detto fatto. È l’ora di pranzo. Mentre aumenta la coda di parlamentari in piazza Montecitorio, sui telefonini dei deputati di An arriva un sms: oggi pomeriggio tutti convocati a fare il test tricologico. «Abbiamo fatto una convenzione con un laboratorio del Pantheon. Questo test non è una presa in giro come quello Udc», spiega La Russa. «E in più lo paghiamo noi, senza rimborsi». Costo per ciascuno, 70 euro.
Sono passate da poco le 17: il drappello dei parlamentari di An, una ventina in tutto, capitanato da Ignazio La Russa, arriva al centro diagnostico vicino alla Camera. Insieme a loro c’è anche un gruppo Udc tra cui Maurizio Ronconi, Luca Volontè, Gianpiero D’Alia e Carlo Giovanardi. «È scoppiata la pace», annuncia La Russa che sotterrando la ruggine delle ultime ore con i colleghi centristi, precisando però «che riguardava altro e cioè la presenza in aula per il voto sulla giustizia. Tutte le iniziative sono utili per dire forte e chiaro che la droga fa male». I risultati del test tricologico si sapranno tra 20 giorni e «saranno resi pubblici altrimenti non ha senso», sottolinea Giorgia Meloni.