Onu, a Bush piace la linea italiana

da New York

Preceduta da una telefonata di un quarto d’ora tra il presidente George W. Bush e il collega russo Vladimir Putin l’America è scesa in campo con un sì a Tokio e un no a Berlino sulla complessa questione della riforma del Consiglio di sicurezza.
Washington ha proposto ieri di allargare il massimo organo di governo dell’Onu con l’ingresso di «più o meno due nuovi membri permanenti» senza diritto di veto e «due o tre nuovi membri non permanenti».
«Deve essere un allargamento modesto», ha detto il sottosegretario di Stato agli Affari politici Nicholas Burns che ha definito «assai indigesta» la proposta sul tappeto presentata dal cosiddetto Gruppo dei Quattro o G-4 (Germania, Giappone, India e Brasile) per portare il Consiglio di sicurezza a un totale di 25 membri entrando in permanenza a farne parte.
La prossima settimana - ha annunciato Burns - gli Stati Uniti presenteranno all’Assemblea generale la loro proposta sui criteri di selezione dei nuovi membri (sia i permanenti che i non permanenti), criteri che Burns ha elencato: popolazione dei Paesi candidati, capacità militare e potenziale di contributo alle missioni di pace dell’Onu, rispetto dei principi di democrazia e dei diritti umani, importanza del contributo finanziario alle Nazioni Unite e sforzi nella lotta al terrorismo e alla proliferazione nucleare.
Burns ha precisato che la proposta Usa non va nella direzione di un seggio regionale collettivo da assegnare a Europa, Asia e Africa: dunque, per Washington, niente seggio unico per l’Unione Europea.
L’iniziativa degli Stati Uniti, preannunciata da tempo e frutto anche dell’intenso e «martellante» lavoro di persuasione su Washington compiuto da Paesi come l’Italia, coincide con la vigilia della ripresa dei negoziati tra le parti coinvolte nel processo di riforma, che il segretario generale dell’Onu Kofi Annan vorrebbe vedere in porto entro settembre.
Il 21 giugno scade infatti la “pausa di riflessione” chiesta dal presidente dell’Assemblea generale, il gabonese Jean Ping, per affinare le proposte sul tappeto. Un’estate calda si preannuncia dunque all’Onu: da un lato l’iniziativa Usa con i criteri di selezione di nazioni papabili e disposte, nelle parole del National Security Council, «ad assumersi responsabilità globali»; dall’altra la risoluzione del G-4 per l’ingresso in Consiglio di dieci nuovi membri tra cui sei nuovi permanenti senza diritto di veto, contrapposta alla tesi caldeggiata dal gruppo “Uniting for Consensus” di cui fa parte anche l’Italia per un allargamento dei soli membri non permanenti.