Onu, duello all’ultimo voto tra Venezuela e Guatemala

Caracas sempre in svantaggio: Chavez rischia uno smacco

da New York

Cavaliere bianco cercasi per salvare l'America latina, che non riesce a trovare un rappresentante in Consiglio di sicurezza: il braccio di ferro all'Onu tra Venezuela e Guatemala per il seggio in palio per il biennio 2007-08 dell'organismo decisionale delle Nazioni Unite è proseguito ieri senza prospettive di soluzione.
Sei votazioni in Assemblea generale nel corso della mattinata (il pomeriggio in Italia), dopo le dieci fumate nere di ieri, sono state egualmente infruttuose. Praticamente fotocopia uno dell'altro i risultati, con il Guatemala in vantaggio intorno ai 107-108 voti e il Venezuela fermo a 76-77 preferenze. Tra sette e otto le astensioni.
Nessuno dei due Paesi ha raggiunto la maggioranza dei due terzi dei votanti richiesta per l'elezione, né sono emerse, nel corso di tre votazioni aperte, nuove candidature. «A noi non interessa. Siamo già candidati per il biennio 2009-2010», ha dichiarato l'ambasciatore del Messico, Enrique Berruga, uno dei Paesi indicati nei corridoi come potenziali papabili. Tra questi anche Uruguay, Cile, Repubblica dominicana e Costarica.
«Non ci ritiriamo. Questo è un confronto tra un Paese che impone la sua volontà con la forza e gli altri Paesi che credono nella democrazia dell'Assemblea generale», ha detto l' ambasciatore venezuelano Francisco Arias Cardenas facendo vedere, in una pausa del voto, una copia del quotidiano spagnolo El Pais con la foto dell'ambasciatore americano John Bolton accanto sul collega guatemalteco. «Sei votazioni oggi, sei sconfitte per il Venezuela», ha commentato a sua volta Bolton, dichiarandosi pronto a una lunga battaglia.
Le votazioni, in cui i ballottaggi si alternano alle consultazioni aperte, possono andare avanti a oltranza fino al raggiungimento della maggioranza dei due terzi. Il precedente storico da Guinness, nel 1979, vide le Nazioni Unite impegnate per 155 voti prima di eleggere un candidato latinoamericano in Consiglio. Era in lizza quell'anno la Colombia contro Cuba, che poi si ripresentò l'anno successivo, ciò che portò a un'altra maratona di 23 votazioni.
Per Chavez - che negli ultimi mesi ha costruito la campagna elettorale per la candidatura tessendo alleanze in Africa, Asia e Medio Oriente in funzione anti-Stati Uniti - una sconfitta sarebbe un grosso smacco politico.