Opa Bnl, i Ds fanno pressione su Bankitalia

Cicchitto (Forza Italia): «Un via libera adesso sarebbe inaccettabile. Stimiamo troppo il reggente per credere che si piegherà agli ukase del Botteghino»

Gian Maria De Francesco

da Roma

«Dopo tutto quello che è emerso è assolutamente inaccettabile che la Banca d’Italia dia via libera all’Opa di Unipol su Bnl». A parlare non è il presidente di Confindustria e della Fiat, Luca Cordero di Montezemolo, leader del partito «anti-furbetti», ma è il vicecoordinatore di Forza Italia, Fabrizio Cicchitto. L’intervento del parlamentare azzurro è una pronta risposta a due esternazioni di altrettanti esponenti dei Ds favorevoli a una rapida conclusione dell’iter autorizzativo.
Una questione che ha toccato nel vivo la maggioranza, sollecita nell’approvazione della riforma del risparmio vista la situazione di emergenza e desiderosa di fare chiarezza sugli intrecci tra politica e finanza all’ombra delle Coop. Anche il probabile fallimento dell’Opa potrebbe non fare adeguata chiarezza se i metodi utilizzati non saranno quelli della nuova legislazione.
L’altro ieri il senatore Massimo Brutti, responsabile giustizia della Quercia, ha sollecitato Bankitalia a esprimersi «in tempi brevi» sull’offerta della compagnia assicurativa bolognese prima che si insedi il nuovo governatore Mario Draghi, sul quale grava l’ipotesi di un conflitto di interessi avendo lavorato per Goldman Sachs, consulente degli avversari di Unipol, gli spagnoli del Banco Bilbao. Dall’altra parte il deputato diessino ed ex presidente della Legacoop, Lanfranco Turci, ha voluto sottolineare che la bufera scatenatasi al Botteghino per le intercettazioni tra il segretario Fassino e Giovanni Consorte deve solo far aprire una riflessione sulla «mancanza delle necessarie distinzioni di ruoli tra la politica e il mondo delle cooperative». Insomma, secondo Turci, non si può parlare di conflitto di interessi per il Botteghino.
Di qui la presa di posizione di Cicchitto. «È venuto il momento che Lanfranco Turci si occupi anche, e seriamente, dei conflitti di interesse a casa sua», ha affermato. La stessa sortita di Brutti rappresenta una testimonianza che i Ds sono un «partito-azienda». Secondo il vicecoordinatore di Forza Italia, «è evidente che per i Ds le dimissioni di Consorte e di Sacchetti sono la foglia di fico per portare a compimento a tutti i costi la scalata alla Bnl in modo tale che Fassino possa proclamare: “Abbiamo una banca”».
L’autorizzazione, ha argomentato Cicchitto, non può essere rilasciata. «In primo luogo - ha spiegato - non è giusto che un’impresa che usufruisce delle esenzioni fiscali di cui godono le cooperative possa utilizzare queste risorse». In secondo luogo, ha sottolineato, «occorrerebbero altri due miliardi di euro per garantire i livelli di patrimonializzazione». L’operazione, soprattutto, non può essere autorizzata perché «Unipol come tale è stata iscritta nel registro degli indagati dalla Procura di Milano. Stimiamo troppo Desario - ha concluso Cicchitto - per pensare che egli metta la Banca d’Italia a disposizione degli ukase dei Ds».
L’intervento di Cicchitto, oltre a difendere il premier dagli attacchi del centrosinistra, ha sollevato un’altra questione. Desario, direttore generale di Bankitalia, è ancora governatore reggente, mentre la vacatio imperii di via Nazionale avrebbe dovuto già terminare. Ma Draghi si insedierà lunedì 16 gennaio. La cosa ha suscitato qualche malumore in alcuni ambienti di maggioranza perché via Nazionale si starebbe apprestando a decidere (si dice negativamente) sull’Opa entro il 13 di questo mese. A Bankitalia, infatti, restano circa una quindicina di giorni per concludere l’iter istruttorio con la vecchia normativa. Proprio i requisiti patrimoniali, secondo quanto si apprende, non avrebbero convinto appieno i tecnici di Palazzo Koch.
La nuova legge sul risparmio, che prevede la competenza esclusiva dell’Antitrust in materia di concorrenza e lascia a Bankitalia la vigilanza sulla stabilità, entrerà in vigore il 12 gennaio. Senza contare che anche l’Isvap avrebbe voce in capitolo essendo già operativo il nuovo codice delle assicurazioni. Un’eventuale decisione di Desario, che rappresenta la continuità con la gestione Fazio, potrebbe quindi rappresentare un atto di scortesia istituzionale.