Opa Bnl: Unipol avrà 4 miliardi per ripartire

Bilbao e Generali hanno già annunciato che aderiranno all’offerta, Popolare Vicenza cederà solo una parte della quota in suo possesso. Anche Hopa pronta a vendere

da Milano

Ci sono volute tre Opa in meno di un anno, prima quella del Bilbao, seguita da quella di Unipol, poi buona terza è arrivata Bnp Paribas, ma alla fine sono tutti soddisfatti. Ben contenti i francesi, che, pur pagando caro (il prezzo per il 100% di Bnl sarà di circa 9 miliardi di euro), prendono il controllo di una delle banche di livello nazionale; altrettanto soddisfatti i vertici di Unipol, che riescono a chiudere senza perdite un’operazione che minacciava di essere un boomerang; e ancor più contento Luigi Abete, che si è visto promettere la riconferma a presidente di Bnl: «Bnp Paribas mi ha chiesto di restare presidente e in tale senso ho molte sollecitazioni da parte dei dipendenti di Bnl» ha dichiarato.
Ma cominciamo da Unipol, che si troverà in tasca quattro miliardi di mezzi liberi per ripartire nella banca-assicurazione. Il presidente Pierluigi Stefanini ha detto che il gruppo «non rinuncia alla propria crescita. Ha i mezzi, le risorse e le competenze necessarie. Lo faremo cercando le alleanze giuste». Ma intanto c'era da ratificare l'intesa con i francesi di Bnp Paribas: il cda di Unipol ha dato il via libera all'unanimità in poco più di un'ora (preceduto dai consigli di Holmo e Finsoe) e alla fine la soddisfazione era palpabile. «Abbiamo salvaguardato gli interessi economici della compagnia, quelli dei partner e la parte industriale di quel progetto», ha detto Stefanini riferendosi in particolare all'intesa su Bnl Vita che da sola produce 3 miliardi di raccolta premi sui 10 del gruppo.
Unipol incasserà 1,321 miliardi dalla vendita ai francesi del 14,75% delle azioni Bnl. Sommati ai 2,6 miliardi al servizio dell'aumento di capitale - ha spiegato il direttore generale Carlo Cimbri - fanno 4 miliardi di mezzi liberi. La plusvalenza è di 81 milioni e servirà a «riequilibrare» i costi dell'Opa.
L'intesa per Bnl Vita - ha precisato Stefanini - prevede una esclusiva per cinque anni per la vendita delle polizze nella rete di Bnl con la maggioranza dei consiglieri e la nomina dell'ad. Ma c'è anche «l'opportunità, se sarà nostro interesse, di utilizzare la rete degli sportelli» per ampliare l'offerta.
Sul fronte delle intese societarie sarà Holmo, che detiene il 60% di Finsoe (che controlla direttamente Unipol), a cedere fino al 4,5% a Bnp al costo stimato di circa 100 milioni. Bnp sarà rappresentata in Finsoe da un consigliere, mentre anche Unipol avrà un consigliere in Bnl. Farà da trait-d'union fra il gruppo e la banca, anche se Unipol non farà nessun investimento in Bnl.
Ma veniamo al versante francese della vicenda: l’Opa annunciata da Bnp Paribas su Bnl è già un successo prima ancora di essere lanciata. Non soltanto il gruppo parigino si è assicurato il 48%, rilevando direttamente da Unipol il 14,7% e le quote collegate a un prezzo di 2,925 euro ad azione. Ma potrà anche contare sulle azioni dei soci stabili della Banca. Il Bbva ha già dichiarato che, se l'offerta andrà a buon fine, aderirà con il suo 14,7% maturando una plusvalenza di 600 milioni di euro, e anche le Generali, che detengono l'8,7%, sono orientate in questo senso, maturando una plusvalenza di 250 milioni. Da parte sua la Popolare di Vicenza ha deciso di vendere qualcosa di più del 2%, tenendosi però in cassa una presenza dell’1 per cento. Anche Hopa potrebbe ottenere una plusvalenza dalla vendita a Bnp della propria quota (pari al 4,9%) in Bnl. L'offerta dei francesi su Via Veneto, infatti, potrebbe portare alla finanziaria bresciana un profitto intorno ai 45-60 milioni di euro. Hopa ha infatti in carico il 4,9% di Bnl a una media, secondo quanto si apprende da una fonte autorevole, poco sopra ai 2,5 euro.
Il quotidiano francese Le Monde parla di «insolente prosperità delle banche francesi», sottolinea che il settore dispone «di una potenza di fuoco mai raggiunta» e che per Bnp l’operazione è la più importante dopo l’acquisto di Paribas nel ’99. Ma questa mossa potrebbe innescare un’«onda di choc» in Europa e «risvegliare ardori espansionisti», anche se i riflessi protezionistici restano molto forti.