Opec, a rischio il sistema delle quote

da Milano

Alcuni membri dell’Opec vogliono sospendere le quote e permettere la libera produzione di greggio per raffreddare i prezzi. La Nigeria, invece, è a favore del mantenimento dei limiti formali. Lo ha detto il funzionario nigeriano Edmund Daukoru in un'intervista telefonica all’agenzia Reuters. Il prezzo medio del petrolio Opec ha fatto registrare mercoledì un nuovo record a 55,43 dollari per barile (159 litri) rispetto a 55,13 dollari (più 0,30) di lunedì scorso, secondo i dati resi noti ieri a Vienna dal segretariato dell’Opec.
Se i prezzi dovessero superare i 60 dollari al barile, secondo il funzionario nigeriano, la crescita globale potrebbe subire un danno. Daukoru tuttavia aggiunge che «non ha avuto ancora evidenza» del fatto che prezzi vicini ai 60 dollari abbiano avuto un impatto.
I prezzi resteranno probabilmente intorno ai livelli attuali per due anni prima di ridiscendere, ha aggiunto il funzionario. Daukoru ha concluso precisando che il cartello del petrolio - che discuterà il livello della produzione durante un incontro a settembre - potrebbe decidere di aumentare le quote, anche se molti membri sono già ai massimi di produzione, o lasciarle invariate.
Il prezzo medio del petrolio Opec è calcolato sulla base di un «paniere» di 11 diversi tipi di greggio venduti dai Paesi dell'Organizzazione, e viene reso noto il giorno lavorativo successivo alle transazioni. Prima dell’ultima impennata il più alto prezzo per il petrolio Opec sulla base del nuovo sistema di calcolo (il vecchio «paniere» comprendeva solo sette tipi di greggio) era stato finora registrato il 6 luglio scorso a 54,80 dollari. Il future a settembre sul greggio leggero quotato sul Nymex aveva raggiunto il record di 62,50 dollari al barile durante la sessione di mercoledì.