Opel, al fisco tedesco in conto soltanto le perdite

Opel sempre più nell’occhio del ciclone. La casa europea della Gm sull’orlo del fallimento non ha mai versato un centesimo di tasse sugli utili realizzati al fisco tedesco, ma ha invece messo in conto le perdite. Lo rivela il settimanale Focus, al quale fonti governative hanno confermato che tutti gli utili realizzati dall’azienda sono sempre stati trasferiti negli Usa alla Gm, mentre le perdite sono state messe in conto al fisco di Berlino.
Secondo il settimanale con questa prassi Opel ha caricato un peso di miliardi sulle spalle dei contribuenti tedeschi. Il settimanale rivela, poi, che per riuscire a sopravvivere la casa di Ruesselsheim ha chiesto al governo aiuti per 4 miliardi. Il piano di salvataggio presentato al ministro dell’Economia, Karl-Theodor zu Guttenberg, dal presidente di Gm Europe, Carl-Peter Forster, prevede che 2 dei 4 miliardi necessari verrebbero messi a disposizione dalle banche, ma solo nel caso in cui questi crediti vengano garantiti dai Paesi in cui Opel ha impianti di produzione, come Germania, Belgio, Gran Bretagna e Spagna. I rimanenti 2 miliardi dovrebbero essere messi a disposizione dallo Stato, con il governo tedesco che si accollerebbe da solo 1,5 miliardi.
Senza un rapido intervento dello Stato la casa minaccia intanto di chiudere tre impianti in Europa: quelli di Bochum ed Eisenach (Germania) e il sito di Anversa (Belgio). «Aiuteremo la Opel se il vantaggio per la collettività sarà superiore al danno», ha commentato la cancelliera Angela Merkel, che ha anche ribadito come non ci siano le basi per un intervento a favore della controllata di Gm.
Intanto, l’effetto incentivi comincia a farsi sentire e rallenta la corsa al ribasso del mercato dell’auto in Europa. Le stime degli analisti vedono, per febbraio, le nuove immatricolazioni in flessione del 17% rispetto al 27% di gennaio. Dalla Germania, infine, rimbalza anche la voce che Bmw e Daimler starebbero per accordarsi nel campo degli acquisti. Spiegel scrive anche che sul tavolo dei negoziati c’era un possibile scambio di quote (il 7%), ma che questa ipotesi è tramontata dopo il no della famiglia Quandt (Bmw).