Opel, sarà gara a due tra Fiat e Magna Berlino prende tempo

Nella notte vertice fiume con la Merkel. Verso un prestito-ponte di 1,5 miliardi. Domani l’operazione sbarca a Bruxelles. Scorporate le attività europee della Gm. Lo piscodrmamma tedesco: <strong><a href="/a.pic1?ID=354448">perdiamo la nostra identità</a></strong><br />

Milano - È proseguito fino a tarda ora il conclave su Opel a Berlino. Attorno al tavolo, con il cancelliere Angela Merkel, e i ministri di Esteri, Economia e Lavoro, anche i governatori dei quattro Länder tedeschi coinvolti nell’operazione, un membro del Tesoro americano, un emissario di General Motors giunto da Detroit, il numero uno di Gm Europa, Carl-Peter Forster e, a turno, i tre candidati sposi di Opel: Fiat, Magna e Ripplewood. Non erano presenti i cinesi di Baic, nella cui manifestazione d’interesse hanno garantito i quattro impianti di Opel per almeno due anni, senza alcun esubero, prevedendo garanzie pubbliche sul debito inferiori a 5 miliardi.

«Servono significativi passi avanti da parte dei potenziali investitori, di Gm e del governo Usa», ha commentato durante una pausa il ministro dell’Economia, Theodor zu Guttenberg. L’impressione, comunque, è che la rosa già ristretta dei candidati a Opel verrà ridotta a due nomi (Fiat e Magna) ai quali sarà concesso altro tempo per riaggiustare i rispettivi piani d’azione.
Non è un caso che il governo ha dato il benestare alle due società per poter esaminare i libri contabili di Opel. È il via libera, in pratica, alle due diligence. Da Berlino è invece atteso l’ok al prestito-ponte di 1,5 miliardi che servirà alla casa automobilistica per proseguire più serenamente le proprie attività. Questi fondi dovranno poi essere ripagati da chi si aggiudicherà lo storico marchio tedesco. Se sarà così, Fiat e Magna, che si aspettavano di acquisire una società priva di debiti, ora dovranno fare bene i conti per vedere se riusciranno ad accollarsi i finanziamenti-ponte che arriveranno dal governo federale e dalle quattro regioni che ospitano gli impianti della società.

Lo stesso prestito-ponte, secondo quanto si è appreso, permetterebbe a Berlino di scegliere con maggiore calma tra i potenziali investitori e di aspettare anche eventuali altre offerte. Grazie a questi fondi, infatti, Berlino guadagnerebbe anche preziosi mesi di tempo nel mezzo della bagarre politica in vista delle elezioni di fine settembre. L’Antitrust europeo potrebbe comunque mettere i bastoni tra le ruote a Berlino imponendo rigide condizioni al prestito-ponte. Lo scrive il Financial Times Deutschland, secondo cui Bruxelles potrebbe vincolare la concessione dei finanziamenti alla vendita o alla chiusura di alcune fabbriche di Opel.

Ieri, intanto, è arrivata la conferma dell’avvenuto scorporo delle attività europee di Gm, che sono confluite nella controllata tedesca Adam Opel GmbH, in una mossa tesa a facilitare un accordo con il futuro investitore. Le attività trasferite includono stabilimenti, rete vendita e tecnologie (brevetti), ma non il debito. E proprio nell’ambito di una possibile amministrazione fiduciaria, Magna ha affermato di essere pronta a contribuire per 200 milioni ai finanziamenti-ponte previsti. Secondo la stampa tedesca, in proposito, Gm avrà il 35% della nuova holding, mentre il 65% sarà in mano al fiduciario. Il consiglio dovrebbe essere formato da cinque esponenti, due del governo Usa e altrettanti di quello tedesco, oltre a un soggetto neutrale. Sarà poi questo trust di garanzia a trattare con i pretendenti. Da casa Fiat l’unico commento è arrivato dal presidente Luca Cordero di Montezemolo secondo cui l’amministratore delegato Sergio Marchionne «ha fatto tutto quello che si doveva e si poteva fare; Opel è una straordinaria opportunità e quindi mi auguro che ci siano le condizioni». Anche Bruxelles, nel frattempo, interviene sull’operazione Opel che il presidente della Commissione, José Manuel Barroso, ha definito come «problema europeo». E alla luce di quanto è uscito nella notte dal conclave di Berlino, domani ne discuterà il Consiglio degli eurocommissari.

Ma sono ore decisive anche per la casa-madre di Gm Europa, il gruppo General Motors di Detroit, spinto sull’orlo della bancarotta dai creditori che hanno bocciato l’offerta per la conversione del debito. Le adesioni allo swap sono risultate inferiori al tetto del 90% fissato per il successo del piano: l’ultima speranza di Gm per una ristrutturazione fuori dal tribunale è così svanita.
Nei prossimi giorni il cda si riunirà per decidere le future mosse e fissare, probabilmente, la data per il ricorso al «Chapter 11» che potrebbe cadere l’1 giugno.