Opel, Tremonti: "Berlino ha cambiato le regole"

Il ministro: "Doveva essere partita di calcio, invece è stata di rugby".
Il gruppo austro-canadese pronto a tagliare 11mila posti di lavoro

Alla fine, la logica industriale nulla ha potuto contro le convenienze della politica. Partita squilibrata, quella che Fiat ha giocato sui campi tedeschi per conquistare Opel, uscendo sconfitta dal confronto con Magna. Impeccabile la metafora usata da Giulio Tremonti: «Hanno cambiato tipo di gioco - ha detto al Tg1 il ministro dell’Economia -. Doveva essere una partita di calcio, invece si sono messi a giocare a rugby, hanno preso la palla con le mani, hanno spintonato. Sono scesi in campo i governi tedesco e russo». Quello italiano poteva fare di più? «Berlusconi con la sua influenza avrebbe potuto fare molto, ma che significa fare di più? Fare più debito pubblico e aumentare le tasse per chi ha di meno? No, grazie. La politica del governo italiano è considerata prudente e saggia e continuerà così».

Berlino, d’altra parte, non ha dato ascolto nemmeno al ministro dell’Economia, Karl-Theodor zu Guttenberg, giunto nella notte tra venerdì e sabato a un passo dalle dimissioni dopo la bocciatura rimediata dalla sua proposta di procedere con l’insolvenza programmata della casa automobilistica, tesa a salvaguardare le finanze già esauste del Paese. Un nein, peraltro, non ispirato dalla necessità di salvaguardare l’occupazione. Fonti ufficiali del governo tedesco hanno rivelato ieri che Magna taglierà 11mila posti di lavoro, 2.600 in Germania e gli altri in Belgio e Inghilterra. Il piano Fiat era meno doloroso: 10mila gli esuberi, di cui 2mila in Germania. A Berlino, però, è bastata la garanzia offerta da Magna - corroborata dai 300 milioni di euro messi sul tavolo in zona Cesarini dagli austro-canadesi per tappare un ulteriore buco di Opel - che non verrà chiuso nessuno dei quattro impianti nel Paese. Quanto ai 2.500 tagli, il presidente del consiglio di fabbrica della Opel, Klaus Franz, ha spiegato di considerarli «inevitabili». Un’emorragia fisiologica, soprattutto se verrà tamponata con il cerotto dei prepensionamenti, che consente alla coalizione Cdu-Csu e Spd di affrontare i prossimi quattro mesi della competizione elettorale con animo più sollevato. E ad Angela Merkel di dichiararsi «soddisfatta».

Come una nota di fondo fastidiosa, resta invece la preoccupazione dei lavoratori di Anversa, in Belgio, e delle sedi inglesi di Luton e Ellesmere Port, vittime di quella deriva protezionistica tanto in voga ai tempi della crisi. Sereno invece il commento del presidente della Fiat Luca Cordero di Montezemolo: «L'esito finale non è stato un discorso di guerra, né di politica tra Paesi, ma sono state fatte delle scelte che rispettiamo».

Questa scelta conduce a un azionariato Opel formato dal 20% controllato da Magna, dal 35% dalla russa Sberbank, dal 35% nelle mani di Gm e dal 10% in capo ai dipendenti della casa tedesca. Nella lettera di intenti, che potrebbe essere firmata tra un mese, è stabilito inoltre che la Germania fornisca 4,5 miliardi, compreso un prestito-ponte da 1,5 miliardi. Come già detto, Magna verserà 300 milioni per le necessità di breve termine, mentre sul lungo è prevista un’iniezione di 500-700 milioni.

Nei progetti degli austro-canadesi, Opel servirà a conquistare il mercato dell’auto russa grazie all’appoggio di Gaz, il gruppo di Oleg Deripaska, che ha promesso di piazzare un milione di vetture tedesche. È una scommessa con forti rischi: la recessione ha fatto crollare le vendite in Russia. Ma, anche in questo caso, la politica schiaccia ogni logica industriale. A Berlino, infatti, c’è chi lega la vittoria di Magna al nome dell’ex Cancelliere Gerhard Schröder, oggi uomo d’affari e pezzo grosso di North Stream, il gasdotto di Gazprom che collegherà Russia e Germania. Sarebbe stato Schröder a convincere il premier Vladimir Putin, acceso supporter di Sberbank, dell’importanza di avere a disposizione la tecnologia di un gruppo occidentale come Opel.