Opera, campo rom: i cittadini rovesciano il tavolo del prefetto

Lombardi conferma che l’accampamento si farà anche se «transitorio»

«Il campo rom a Opera verrà allestito di nuovo nei prossimi giorni e comunque entro l’Epifania, con un intervento il più tempestivo possibile e con la garanzia che saranno adottate tutte le misure di sicurezza e di vigilanza opportune». Il prefetto di Milano, Gian Valerio Lombardi, non arretra di un centimetro la posizione delle istituzioni a termine del vertice convocato a Palazzo Diotti. «Sarebbe un segnale pericoloso se si dimostrasse che basta mettere a ferro e fuoco un insediamento per ottenere i propri scopi», ha aggiunto riferendosi all’«atto vandalico» che ha preso di mira la zona circense nel Comune alle porte della città. Le tende, dunque, saranno alzate daccapo, sebbene il prefetto abbia ribadito la natura temporanea della soluzione. «Terremo conto delle ragioni dei cittadini. Dopotutto si tratta di solo 90 giorni: entro il 31 marzo stabiliremo una collocazione definitiva per i settanta rom ospitati a Opera. D’altronde è stato lo stesso sindaco Ramazzotti a proporre l’area nei confini del suo paese, quando in un primo momento era stata scelta una di proprietà di un privato. In ogni caso - ha aggiunto Lombardi - è già fissato per il 19 gennaio un altro confronto tra i rappresentanti dei poteri locali con l’obiettivo di studiare un luogo definitivo e adeguato».
Al tavolo in Prefettura hanno preso parte per il Comune di Milano l’assessore alle Politiche sociali, Mariolina Moioli, il presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati, con l’assessore provinciale Francesca Corso, il comandante dei vigili urbani, Emliano Bezzon, il sindaco di Opera, Alessandro Ramazzotti insieme a una rappresentanza del comitato di cittadini operesi contrari alla realizzazione del campo. Proprio questi ultimi hanno abbandonato per primi la lunga discussione, i volti tesi e le bocche cucite con malcelato disappunto. Una delegata, Ileana Zacchetti, si è limitata a «invitare» i cronisti al presidio ancora in corso: «Venite a Opera e ne riparleremo». La protesta continua a oltranza. Eppure il prefetto parla di una riunione «dal clima tutto sommato sereno, nonostante la delegazione dei cittadini sia rimasta sostanzialmente sulle proprie posizioni, di fronte al parere unanime delle istituzioni». Adesso a Opera si teme un inasprimento degli animi, magari con nuovi episodi di violenza. Il prefetto auspica che «il ripristino della situazione possa essere portato a termine in tranquillità, confidando nella ragionevolezza dei residenti».
Nessuna novità sul fronte delle indagini, anche se non si smentisce che siano state individuate almeno cinque persone tra i responsabili dell’incendio. È argomento delle indagini, inoltre, accertare se la sera del 21 le taniche di benzina siano state preparate ai bordi dell’allestimento prima che cominciasse il consiglio comunale da cui è partito il corteo dei «rivoltosi».
In mattinata don Virginio Colmegna aveva accompagnato una delegazione dei settanta rom che troveranno ospitalità a Opera. Una dozzina di persone, con donne e bambini al seguito, salite prima nell’ufficio del prefetto e poi dall’assessore Moioli per firmare il «patto di socialità» con cui si impegnano a rispettare le regole della convivenza civile in cambio di accoglienza. «Ci assumiamo il massimo della responsabilità, siamo brave persone», ha promesso Lorenzo, un ragazzo romeno nominato portavoce della comunità. «È assurdo che ci chiediamo dove e come ospitare queste persone bisognose - ha detto don Virginio - mentre si dovrebbe dare loro la dignità di un alloggio e di un lavoro». «Nessuno vuole il muro contro muro - ha precisato la Moioli -. Il Comune farà la sua parte offrendo fondi e ospitalità previsti dalla legge, ma sappiate che se doveste tradire gli impegni presi sarete allontanati».