Opera Diaghilev, fiammeggianti balletti

«Sono innanzitutto un ciarlatano, anche se piuttosto brillante; poi, sono un grande affascinatore; terzo, non ho paura di nessuno; quarto, sono un uomo con parecchia logica e pochi scrupoli; quinto, sembro essere privo di vero talento. Ciononostante credo di aver trovato la mia vera vocazione: essere un mecenate. Dispongo di ogni cosa necessaria, fuorchè dei soldi, ma verranno», è il singolare, sfacciato autoritratto di Sergej Diaghilev, il più affascinante, irresistibile personaggio della Parigi di inizio Novecento, inventore della irripetibile stagione dei rivoluzionari Balletti Russi - dei quali quest’anno si festeggiano i primi cento anni (1909-2009), non a caso storicamente intrecciati al centenario del Futurismo - nei quali riuscì a coinvolgere tutti i più bei nomi dell’epoca: musicisti quali Stravinskij - suo lontano cugino che, a Parigi, si espose per la prima volta agli occhi del mondo - Satie, Debussy, Ravel; pittori come Picasso, Matisse, Léger; coreografi e ballerini come Léonide Massine, Fokine, Valclav Nijinskj e Ida Rubinstein.
La carriera di colui che diventerà lo zar della danza nel mondo, e il cui scettro nessuno riuscirà a rubargli prima che lui lo deponesse, aveva iniziato da impresario teatrale, nel 1908, importando dalla madrepatria russa, il Boris Godunov di Modest Musorgskij, interprete principale il mitico basso Scialiapin. E che si trattò del più grande evento artistico di quell’anno lo attesta il parterre, alla prima parigina:le altezze imperiali della Russia, Proust, Gide, Debussy, Satie, Isadora Duncan, Sarah Bernhardt, ma anche miliardari come Rothschild. Diaghilev, impresario, scopritore di geni, inventore di talenti, riuscì nell’intento di inventare la più grande stagione ballettistica di tutti i tempi, perché, nonostante non fosse un intellettuale - e Stravinskij dirà che fu un bene, perché gli intellettuali non hanno mai gusto, mentre Diaghilev ne aveva da vendere - mostrava un grado di tenacia inimmaginabile nel perseguire i suoi progetti. Faceva sempre paura - secondo il suo lontano cugino Igor Stravinskij, che ha voluto la sua tomba accanto a quella di Diaghilev, nel cimitero dell’Isola di San Michele, a Venezia - ma nello stesso tempo dava a tutti un senso di grande tranquillità. E così riuscì a catturare tutti i più grandi artisti del suo tempo e, in alcuni casi, anche a crearne ex novo, come forse nel caso di Jean Cocteau che, senza le sue provocanti chiamate alle armi, oggi non conosceremmo.
Così spavaldo, così temerario, ma ossessionato da una sola grande paura, che non riuscì mai a vincere, la paura dell'acqua. E quando fu costretto a dover attraversare gli oceani, si affittò un servo, Vasilij, perché gli fosse sempre accanto, lo assistesse fisicamente senza mollarlo per un attimo, ma anche spiritualmente, pregando per lui.
L’Opera di Roma per tutto aprile mette in scena la più grande ed articolata celebrazione di quella grande stagione dei Balletti russi, il cui patron, Sergej Diaghilev, soleva dire, sfidando tutto e tutti: «tempo sei mesi e vi farò di chiunque un coreografo». Questa sera, l’ultima replica del primo dei quattro spettacoli in cui si articolerà la rievocazione dei Balletti Russi a Roma.
Opera di Roma. Balletti Russi. Info: 06.48.17.517.