Opera, le false promesse della Provincia: «Dopo il carcere nessun insediamento»

Il vicesindaco di allora rivela: «Firmai un patto di tregua sociale»

I rom e Opera, una storia «vecchia» almeno vent’anni. Più o meno da quando, a due passi da una cittadina di 13mila abitanti e 7 milioni di metri quadrati, è stato edificato un carcere di massima sicurezza.
Le battaglie di questi giorni rispolverano i ricordi dei cittadini dalla memoria lunga, per nulla ubriacata da lustri di promesse tradite. Opera «la rossa», ma mica tanto a guardar bene, che si ritrova attorno ai falò anti-campo, a dividere spuntini coi poliziotti, a sbirciare quello che succede al di là della recinzione dove hanno trovato asilo e protezione i 77 romeni della discordia - «ma temporaneamente», giura il sindaco Alessandro Ramazzotti. E poi un gran parlare, dibattiti politici a cielo aperto, anzi a campo aperto. Ed è qui che si confrontano storie e voci di paese, le leggende e le verità. «Come è vero che è stato firmato un patto, in Provincia nel 1986, una tregua sociale tra la città di Opera e le istituzioni», racconta il vicesindaco (socialista) dell’epoca. Anche allora si cercava una sistemazione a gruppi di nomadi accampati nel circondario, che nel 2007 si chiama «hinterland». «Feci parte della delegazione convocata dal presidente della Provincia per trovare una soluzione al problema. Esposi le nostre ragioni e alla fine si mise tutto a verbale. Un accordo secondo il quale su Opera non sarebbe più gravato alcun impegno dopo l’installazione del penitenziario. Quindi niente inceneritori, depuratori o campi rom. Opera aveva già dato». Oggi la storia ritorna e in tanti vorrebbero appellarsi a quel documento sottoscritto dagli amministratori del passato per convincere quelli attuali a fare dietro front sull’insediamento spuntato sull’area circense. «Un luogo non adatto per dimensioni e posizione, destinato a ospitare spettacoli viaggianti e non emergenze umanitarie. Questo al di là di ogni valutazione politica». All’ex vicesindaco, oggi in pensione e lontano dai partiti, non piacciono le polemiche di palazzo. A lui come ad altri operesi interessa solo far notare che la gente, cioè gli elettori, non dimentica. E chi si dimentica che «ancora prima, nel 1980, il Comune di Milano promise a Opera il raddoppiamento della via Ripamonti e l’integrazione del sistema fognario?». Per sapere cosa ne è stato, vent’anni dopo, vedere alla voce «promesse mai mantenute».