Opera di nicchia con soggetto esile e umorismo nero

La Palma d'oro di Cannes a 4 mesi, 3 settimane e 2 giorni, film romeno di Cristian Mungiu, non conforta il distributore se in Italia il film uscirà alla fine dell'estate, perché è l'unico modo perché in sala duri almeno 3 settimane. Ignorando il cinema industriale di qualità per spingere i film artigianali, le giurie dei grossi festival ottengono piccoli risultati. Se nel 1960 l'influenza della Palma d'oro fosse stata quella di oggi, La dolce vita di Fellini sarebbe dimenticata quanto il Rosetta dei Dardenne. Dunque Rosetta e 4 mesi sono bidoni? No, ma sono opere di nicchia, fin dal soggetto.
La studentessa romena che nel 1988 abortisce nei termini del titolo, quando nemmeno più esiste il discutibile confine fra aborto e infanticidio, non è una vittima di Ceausescu o del comunismo, ma della sua inadeguatezza all'età adulta. Chi poi dubitasse che a Bucarest si stesse peggio allora che oggi, provi ad andarci. Sola cosa notevole del film, oltre al ricordare implicitamente lo choc dell'abortire, è l'umorismo nero del medico che, dalla paziente (Laura Vasiliu) e dall'amica (Anamaria Marinca), esige freddamente un pagamento in natura.

4 MESI, 3 SETTIMANE, 2 GIORNI di Cristian Mungiu (Romania, 2007), con Anamaria Marinca, Laura Vasiliu. 113 minuti