«Un’opera sacrosanta, già finanziata e appaltata»

da Roma

«Una rappresentanza qualificata e appassionata di un popolo. È la prima volta che manifesta un territorio e un popolo». Così Raffaele Lombardo, leader del Movimento per l'autonomia e promotore della manifestazione di Roma in favore del ponte sullo stretto, ha difeso l’iniziativa che ha portato migliaia e migliaia di persone davanti a Palazzo Chigi. «Non sono i sindacati, non è una categoria - ha aggiunto Lombardo -: è il popolo meridionale che rivendica pari dignità e pari diritti. Ci sono delegazioni venute dalla Sardegna, dalla Lombardia, dalla Romagna, dalla Puglia, dalla Lucania e dalla Calabria e tantissimi, naturalmente, dalla Sicilia perché il ponte riguarda l'Europa, riguarda il mondo, ma tocca più da vicino la Calabria e soprattutto la Sicilia che vuole rimanere legata all'Italia e all'Europa, non essere relegata a un ruolo di appendice del Nord Africa».
Il leader autonomista dunque fa suo al cento per cento lo slogan scritto sulle magliette di molti partecipanti «’u ponti vulimu» e spiega che è «sacrosanto costruire un'opera che è già stata finanziata, progettata e appaltata. Va costruita e non liquidata dal no preconcetto di un ministro che prima di insediarsi ha espresso un punto di vista che non prevede appello».
Poi, a tracciare un bilancio dell’iniziativa di protesta, Lombardo si dichiara soddisfatto di «una manifestazione in cui è prevalsa la passione e l'importanza della consapevolezza di partecipare». E per replicare alle accuse di irresponsabilità che dal centrosinistra si sono levate contro la gestione della piazza da parte degli organizzatori e dei dirigenti del centodestra, Lombardo dice a muso duro che «chi ha parlato di squadrismo è stato stupido e offensivo, sicuramente obnubilato dalla faziosità». E ha spiegato le ragioni della manifestazione. «Noi abbiamo rappresentato al governo una condizione di declino del Sud che ha radici antiche e che non può essere risolta con un colpo di bacchetta magica. Il Sud perde lavoro, i giovani tornano a emigrare, il Mezzogiorno perde i suoi figli migliori e il deficit infrastrutturale è gravissimo». Lombardo non ha dubbi: «Senza il ponte non vedremo alcuna delle altre infrastrutture, a cominciare dall'alta velocità».
Dunque, secondo il Movimento per l’autonomia il ponte di Messina non è un’opera faraonica e inutile ma un grande cantiere in grado di mobilitare risorse ed energie, un punto di partenza per lo sviluppo della Sicilia. E i numeri diffusi ieri dal Mpa sembrano confermare la fondatezza dell’ottimismo. Il costo di costruzione è pari a 4,6 miliardi di euro, l’occupazione diretta e indiretta toccherebbe le 40mila unità all’anno. La copertura delle spese è assicurata allo stato attuale per il 40% mentre il restante 60% dovrebbe essere assicurato da grandi gruppi finanziari internazionali e dalla Banca europea degli investimenti. E non manca, sottolineano i dirigenti del Movimento di Lombardo, la possibilità di finanziamenti da parte dell’Unione europea.
Inoltre, sono già stati formalizzati quattro contratti. «Fermarci in questo momento - dicono i fedeli di Raffaele Lombardo - non significa solo mandare tutto a monte ma anche pagare per tutte le cause legali per danni che potrebbero avviare i contraenti».