Opera, spintoni e petardi all’arrivo dei rom

Momenti di tensione: i «rivoltosi» bloccano la statale 412

La protesta di circa duecento operesi, ancora presenti all’ingresso del campo rom di Opera, presidiato da uno stuolo di forze dell’ordine, non sembra avere fine. Tra i manifestanti, che hanno accolto con applausi di scherno e fischi volontari e rappresentanti delle istituzioni, c’era anche chi, membro della Protezione Civile, si era rifiutato di dare una mano per l’allestimento al campo. Al momento dell’arrivo dei rom, avvenuto verso le 16, sono piovuti i primi fischi da parte dei manifestanti. Gli sfollati sono entrati nel campo su un bus Atm da una strada campestre laterale, aggirando quindi il presidio che li ha ricoperti di insulti. Alcuni dei cittadini che animano la protesta hanno così bloccato il raccordo che porta alla superstrada e hanno proseguito verso lo svincolo della statale 412 per bloccare il traffico e lanciare petardi e fumogeni all’interno del campo. Anche il parroco non è stato risparmiato. Don Renato Rebuzzini avrebbe cercato di calmare l’animo dei manifestanti ma è stato insultato e persino malmenato. I rivoltosi che hanno inscenato la protesta all’arrivo dei rom hanno accusato il sacerdote di avere dato ospitalità agli zingari a scapito degli operesi. Il presido da parte di questi ultimi prosegue comunque ad oltranza, contrari all’insediamento del campo deciso l’altro ieri durante il vertice in Prefettura. I cittadini hanno iniziato a distribuire volantini ad automobilisti di passaggio e hanno affisso alcuni manifesti nelle vie della cittadina. Viene ribadita la contrarietà al campo e la volontà di proseguire nel presidio che, assicurano gli organizzatori, andrà avanti tutte le sere dalle 18 in poi.
Eppure erano iniziate senza disordini, ieri mattina, le operazioni per l’allestimento del campo di prima accoglienza a Opera, nell’area circense. Dalle 8, un centinaio di volontari della Protezione Civile, fischiati da una ventina di dimostranti, ha iniziato a montare le tende che da ieri ospitano la comunità di rom seguita dalla «Casa della Carità» di don Colmegna. Nel primo pomeriggio, poi, si è proceduto alla realizzazione degli impianti di luce e acqua. In tal modo 17 donne, 23 uomini e 37 bambini di cui 11 sotto i tre anni, hanno potuto trovare una sistemazione temporanea più idonea nelle 18 tende nuovamente allestite con il parere unanime delle istituzioni locali. Intanto - fanno sapere i manifestanti - i soldi raccolti al presidio da parte degli organizzatori verranno donati alla Croce Rossa che tra qualche mese, sull’area occupata momentaneamente dalle tendopoli, dovrebbe costruire un poliambulatorio con elisoccorso.