Un’opera tutta a suon di valzer

(...) che calcò le nostre scene nel 1996. Quindi nessuna minaccia alla «prima», Luisi sembra più fortunato di Frizza; c'è più caldo e le prove procedono senza spifferi, il cast sembra promettere un grande spettacolo, l'orchestra suona.
Sì, suona, ma non sa la trama dell'opera, pare, se Luisi prima di accingersi alla direzione dello spartito ha dovuto spiegare ai musicisti cosa succede sul palco, un po' come fanno gli insegnanti che si accingono a portare le scolaresche a teatro.
Bella figuraccia, meno male che Luisi è genovese e per amor di patria chiude un occhio, ma suvvia, almeno leggersi la trama sulla Garzantina della Musica, almeno sapere cosa cantano i protagonisti, visto che bisogna sorreggerli adeguatamente; un minimo di dignità, la musica non è fatta solo di note scritte.
Ma andiamo oltre e torniamo alle belle parole di Luisi, che attualmente è Direttore Principale della Staatskapelle di Dresda e della Sinfonica di Vienna. «Un'opera favolosa, che qui in Italia si ascolta raramente: peccato, perché autori come Struass e Wagner meriterebbero esecuzioni più frequenti. Nei paesi di lingua germanica c'è tutta un'altra tradizione, lì eseguono tutto, poche sono le opere mai rappresentate; del resto, a Dresda per esempio, ci sono 280 recite l'anno, il cartellone è densissimo, è una fucina di artisti di ogni età, c'è un continuo fermento e un grandissimo entusiasmo».
Più che altro c'è cultura musicale, diciamo noi, che qui in Italia proprio manca; hai voglia di cambiare la struttura del teatro, come è stato osservato a Di Benedetto proprio in questa occasione, qui c'è da cambiare tutto il sistema scolastico, ci vuole un miracolo, non un semplice abbassamento del prezzo del biglietto.
Ma torniamo al «Cavaliere», un gioiello del Novecento, che celebra con tenera malinconia la fine di un'epoca nella Vienna di Maria Teresa, l'epoca delle feste danzanti e dei valzer. E la cifra stessa dell'opera è proprio il valzer, «un Valzer continuo - dice il regista - che percorre l'opera intera, che va, che viene, che torna, in un tempo che scorre inesorabile e che domina l'intera opera. È affascinante».