Un’opera viva e dinamica scritta per il lettore comune

Sfogliare le pagine del nuovo libro di Raffaello Barbaresi «I Milanesi e le grandi fiere» (edito dalla Fondazione Fiera) significa immergersi nella storia e nell'anima della Milano che lavora e innova. Centosessantadue pagine, duecento foto storiche, due introduzioni firmate dal premier Silvio Berlusconi e da Luigi Roth, presidente di Fondazione Fiera Milano, e una prefazione di Mario Cervi, pubblicata interamente in questa pagina. La presentazione lunedì, ore 18.30 all'Acquario civico di via Gadio 2, alla presenza, oltre che dell'autore, di Cervi e di Roth, dell'architetto Mario Bellini, del direttore di Panorama Maurizio Belpietro e di Alberto Cova, ordinario di Storia Economica alla Cattolica. Il messaggio è chiaro: c'è una memoria che aiuta ad andare avanti. In tempi di crisi e sfiducia, non fa male ricordare la vocazione di noi lombardi al commercio e allo scambio, la nostra atavica passione per gli affari. Al centro del percorso tracciato da Barbaresi, che taglia i secoli offrendo un grandioso ritratto della Lombardia che lavora, il «genius loci» di Milano, da sempre orientato alla produttività e alla sana competizione. Ma attenzione: non avremo fra le mani un libro di storia. Piuttosto un'opera viva, dinamica, moderna (lo dimostra anche il testo bilingue, italiano e inglese), ma soprattutto aperta. «Io non sono uno storico ma un divulgatore di storie - spiega Barbaresi -. Qui la cronologia risulta alquanto trascurata, alla ricerca di "quanto basta" per il lettore comune. È per lui, che il libro è stato pensato, ed è lui che ha pieno diritto di scegliere a suo piacimento cosa leggere».