Operai bloccano strade e ferrovia

FabrianoOltre 500 operai dell’Antonio Merloni di Fabriano hanno paralizzato ieri mattina per quattro ore i collegamenti fra le province di Ancona, Macerata e Perugia, con blocchi stradali a scacchiera lungo le principali arterie viarie, e un’occupazione di mezz’ora della linea ferroviaria Ancona-Roma. Una protesta «estrema», del tutto inedita per questo territorio, proclamata da Fiom, Film, Uilm e Rsu per ottenere la firma dell’Accordo di programma entro il 28 febbraio, come promesso dal ministero dello Sviluppo economico. L’Accordo è l’unica garanzia per il proseguimento dell’amministrazione straordinaria e della cassa integrazione, che da 15 mesi consente un reddito «di sopravvivenza» ai 3.200 addetti del gruppo elettrodomestico, una volta leader del contoterzismo in Europa.
Alle 9,25 le tute blu si sono mosse in corteo dallo stabilimento Merloni di Santa Maria. Poi, sotto la pioggia, si sono divise a scacchiera, bloccando via Dante, la principale via di scorrimento cittadino, la Superstrada Ancona-Roma, la Strada provinciale Muccese per Macerata all’altezza di Borgo Tufico di Albacina, la Sp 256 verso Sassoferrato, la provinciale che da Cancelli conduce a Gualdo Tadino, in Umbria.
Armati di bandiere, tamburi e striscioni («Un territorio senza lavoro è senza futuro», «Senza soluzioni nessuno alle votazioni»), gli operai hanno distribuito volantini agli automobilisti e ai camionisti, scusandosi «per il disagio creato, ma - spiegavano - credeteci, non abbiamo scelta».
Qualche autista di tir si è messo a gridare, un paio di automobilisti hanno cercato di forzare il blocco, ma la quasi totalità ha solidarizzato con i manifestanti, e la polizia e i carabinieri, schierati lungo tutti i tronconi del corteo, non hanno faticato a riportare la calma.
Poco prima delle 11, per mezz’ora, un’ottantina di operai ha invaso la linea ferrata all’altezza del passaggio a livello di Piaggia dell’Olmo, un blitz deciso all’ultimo momento, di fatto senza conseguenze sul movimento ferroviario già ridotto dallo sciopero nazionale dei trasporti. «L’esasperazione, la delusione per le promesse mancate, la paura del futuro - ha riassunto il sindaco pd Roberto Sorci - vanno capite, anche se qualcuno, lontano da qui, fa finta di non vedere. Questa vertenza vale quanto quella della Fiat di Termini Imerese, anzi, in termini di posti di lavoro molto di più».