Tra gli operai che votano il Cavaliere: «La Sardegna muore, solo lui ci aiuta»

nostro inviato a Portoscuso (Carbonia-Iglesias)

Sandro Caddeo, delegato Cgil dell'Eurallumina, non ha fatto campagna elettorale: «Ero troppo impegnato a difendere i posti di lavoro». Avrebbe appoggiato Renato Soru, e ora davanti alla fabbrica in agonia si trova circondato da operai che hanno votato centrodestra. Anche qui nel Sulcis come in altri distretti industriali al collasso (Porto Torres, Ottana, Nuoro) si è ripetuto quanto era successo a Sesto San Giovanni, Mirafiori, Porto Marghera. Le Stalingrado italiane, le roccaforti operaie rosse, ora stanno con Berlusconi.
Tore Cherchi, sindaco Pd di Carbonia, liquida la pratica così: «Lo stato di malessere si scarica inevitabilmente contro chi governa». Ma Caddeo non è d'accordo: «Questo non è stato un voto ideologico, come a sinistra si continua a credere. La gente vota in base alle proprie condizioni di vita. Qui siamo in una zona martoriata, le fabbriche hanno le ore contate, e la gente sceglie chi si dimostra più vicino ai suoi problemi».
Operai e impiegati stazionano a turno, giorno e notte, davanti ai cancelli dell'Eurallumina. In cinque sono accampati da lunedì in cima al silos dell'ossido di alluminio. Chiedono una sola cosa: che gli impianti non si fermino perché riavviarli sarebbe troppo costoso. «Sei mesi fa non avevamo nessuna avvisaglia della crisi - raccontano - improvvisamente i nostri padroni, i russi della Rusal, hanno deciso di chiudere. Ci hanno comprato per eliminare un concorrente».
In campagna elettorale sono venuti tutti, Soru, Veltroni, Cappellacci. Il nuovo governatore è tornato l'altro giorno, nella prima uscita da Cagliari dopo le elezioni. «Io non ho votato ma dico che lui è una persona seria - esclama un operaio - Di solito i politici dopo le elezioni spariscono, Cappellacci aveva promesso che sarebbe tornato, è stato di parola. Ora ci deve aiutare a mantenere il posto».
A Roma, al ministero dello Sviluppo economico, si susseguono gli incontri per trovare un futuro alle migliaia di lavoratori passati trent'anni fa dalle miniere alle fabbriche: Eurallumina, Alcoa, Otefalsail, Portovesme, la filiera dell'alluminio più le imprese che ne dipendono. È una lotta contro il tempo. Dall'Australia non arrivano le navi con la bauxite da lavorare, al porto industriale non attraccano le cisterne con il combustibile. Il primo marzo i russi staccheranno la spina.
In questo angolo di Sardegna sudoccidentale, dove le ciminiere fanno da sfondo alle spiaggette di Portoscuso e Sant'Antioco, il Pdl ha scavalcato il Pd. Nella provincia di Carbonia-Iglesias Cappellacci ha avuto un risultato superiore al resto dell'isola: 56,3 per cento contro il 38,3 di Soru. «Conta poco che Cappellacci sia di queste parti - dice un impiegato cui mancano quattro mesi alla pensione - Si è impegnato di più e ha convinto Berlusconi a telefonare a Putin. Bisogna far capire ai russi che qui, se chiudono queste fabbriche, non ci sono alternative».
Davanti ai cancelli le discussioni si accendono. «Soru ha operato bene in questi anni, anche lui si è interessato». «Ma l'unica speranza è Berlusconi». «La Regione ha attivato degli ammortizzatori sociali». «Comunque adesso che Regione e governo sono dalla stessa parte sarà più facile ottenere qualcosa». «Gli impegni non bastano, le istituzioni devono farsi sentire». «Qui non abbiamo prospettive: non c'è lavoro, non ci si sposa, non si costruiscono più case, tutto fermo. Anche se costruiscono gli alberghi, le strade per arrivarci fanno schifo». «La sinistra si è tagliata le mani da sola, la gente è andata verso la parte più solida».
Tra panini e bottigliette d'acqua saltano fuori tutte le difficoltà. «Ho un uliveto non lontano da qui - racconta un operaio - avevo costruito un capanno per gli attrezzi, 30 metri quadrati. La Forestale me l'ha fatto abbattere perché vietato dal Piano paesaggistico. Dovevo essere coltivatore diretto oppure possedere un terreno dieci volte più grande». «Ho una barca - aggiunge un altro - tempo fa sono sceso da Genova con alcuni amici. A Calvi, in Corsica, c'era un cartello gigantesco: “Grazie Soru”. La tassa sul lusso aveva riempito il loro porto. Ad Alghero erano ormeggiate solo le barche dei residenti. Qui da noi, neppure quelle».
Ancora: «Dalle nostre parti c'è questo proverbio, “a chi mi dà da mangiare lo chiamo babbo”». «Certo, Berlusconi non risolve tutto, qui non è venuto e ha ricevuto le nostre Rsu in prefettura a Cagliari, ma è un grande comunicatore. Soru no. Ha fatto il padre-padrone, solo con i fedelissimi. Neppure a sinistra volevano avere ancora a che fare con uno così».