Gli operai di Mirafiori fischiano i sindacalisti

</B>E la Fiom cavalca la protesta: «C’è appiattimento sull’esecutivo dell’Unione»

da Roma

«Bertinotti, ci hai tradito!», grida un operaio. Poi gli applausi. È uno dei momenti più significativi delle assemblee che hanno segnato il ritorno in contemporanea a Mirafiori dei tre segretari generali di Cgil, Cisl e Uil. Né Guglielmo Epifani né Raffaele Bonanni né Luigi Angeletti, però, sono riusciti a passare indenni da contestazioni l’incontro con i dipendenti Fiat.
A 26 anni dal confronto tra le maestranze e la triade Lama-Carniti-Benvenuto - in quell’autunno che si concluse con la «marcia dei quarantamila - i malumori e le diffidenze non si sono del tutto sopiti. Una differenza fondamentale, tuttavia, c’è. Se nel 1980 sul banco degli imputati c’era la Fiat di Gianni Agnelli, ieri a essere messi in discussione sono stati la Finanziaria del governo Prodi, la riforma del tfr e la cosiddetta «fase due» delle riforme che l’esecutivo dovrebbe varare da gennaio.
«La nostra opinione - ha detto Epifani agli operai parlando di liquidazioni - è che ci sono più garanzie con il passaggio all’Inps rispetto ai soldi rimasti in azienda». L’affermazione è stata accolta dai fischi. «Guglielmo, questa non può essere la Finanziaria dei lavoratori», ha osservato un altro lavoratore. E anche dalla Fiom, generalmente su posizioni più di sinistra rispetto a quelle del resto del sindacato, non hanno fatto complimenti. «Ritengo - ha sottolineato il delegato Vincenzo Tripodi - che ci sia un appiattimento di Cgil, Cisl e Uil sulle posizioni di questo governo. Noi non abbiamo nessun governo amico o nemico».
Pure Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl, è stato oggetto di contestazioni da parte degli operai in assemblea. «Siamo delusi - gli hanno gridato - hai confuso la fabbrica con la piazza, siete stati falsi, prima non parlavate e parlate adesso». «Delinquente», gli grida un altro per poi scusarsi alla fine. Certo, parlare alle Carrozzerie, il cuore di Mirafiori non è facile per nessuno, ma Bonanni ha retto il colpo e ha messo da parte i discorsi di circostanza per avviare un serrato dibattito con la sua platea. Il tema è sempre lo stesso: pensioni, tasse, tfr, produttività. Così come ai vecchi tempi si parlava di cassa integrazione.
Più tranquillo il confronto tra Luigi Angeletti e i lavoratori. Anche se a muso duro gli è stato ribadito che si ritiene «incomprensibile il silenzio del sindacato sulla Finanziaria» così come a Epifani è stato ricordato che questa «non è né può essere la manovra dei lavoratori e del sindacato». Ma poi è lo stesso numero uno della Uil a precisare che «se il governo avesse ridotto sul serio il cuneo fiscale per i lavoratori dipendenti, il clima sarebbe stato più sereno».
Insomma, si tratta di un episodio messo in risalto dall’apertura delle assemblee alla stampa per la prima volta. Ma è anche il termometro inequivocabile di uno scontento nei confronti del governo Prodi che attraversa anche le fasce sociali che dovrebbero essergli più vicine. Precariato e riforma delle pensioni preoccupano i dipendenti e l’esecutivo non ha dato ancora risposte. Il «patto per la produttività» lanciato dal presidente Fiat, Luca Cordero di Montezemolo, nella veste di leader degli imprenditori, non è stato ancora recepito dai suoi operai. «Cgil, Cisl e Uil devono cambiare rispetto alle scelte di questi mesi», ha avvertito Giorgio Cremaschi, segretario nazionale Fiom ed Epifani gli ha risposto che «Confindustria non avrà le mani libere sull’intensificazione dei ritmi di lavoro».
Bisogna tuttavia ricordare come il contesto si sia profondamente modificato rispetto al 1980. Innanzitutto, l’appuntamento di ieri doveva sancire in qualche modo l’apprezzamento per la svolta positiva impressa alla Fiat dalla gestione dell’amministratore delegato, Sergio Marchionne. E a differenza del 1980 Mirafiori non è un più un feudo della Cgil. Alle elezioni dello scorso giugno la Fiom è stata scavalcata dalla Fim-Cisl, ma nel complesso tutte e tre le maggiori organizzazioni hanno perso rappresentanti in favore di Ugl (ieri ha incontrato i lavoratori Fiat del Sud dopo essere stata a Torino settimana scorsa), dell’aziendalista Fismic e dei Cobas.
«Gli operai - spiega il segretario generale Fiom di Torino Giorgio Airaudo - non vogliono essere quelli che pagano la “fase due” che pretende Confindustria. Abbiamo chiesto che il sindacato faccia di più il sindacato». Certo , anche il ministro del Lavoro Damiano è cresciuto alla Fiom di Torino. «Gli operai cambiano e non è sufficiente essere stato sindacalista per rappresentarli adeguatamente».