Gli operai sotto ricatto: per non perdere il posto ci vuole la tessera Cgil

L’assurdo obbligo imposto ai lavoratori dal commissario di un'azienda ligure. Chi si rifiuta perde il posto<br />

Versare la quota alla Cgil per poter lavorare. Stanno lì in venti a fare la guardia al bidone, ma vatti a lamentare. Era il 2002 quando la Stoppani, una bomba chimica perennemente pronta a esplodere in riva al Mar Ligure, in quel di Cogoleto (Genova), chiuse i battenti, inserita d’ufficio e d’urgenza fra i 15 siti nazionali ad alto rischio ambientale e dotata di un commissario che, sotto la guida del ministero dell’Ambiente, portasse avanti una bonifica a dir poco complessa, dopo decine di anni e centinaia di tonnellate di cromo esavalente.

Da allora sono otto anni che si va avanti così, di contratto in contratto, tre mesi e poi otto e poi tre, ma sempre con quella lettera maledetta fra un ingaggio e quello successivo, «la presente per ricordarle che il suo contratto avrà termine» il giorno ics, ma ci riserviamo «la facoltà di comunicarle successivamente l’eventuale esigenza di stipulare con lei un ulteriore contratto a termine», e via tutti a incrociare le dita. Per dirla con l’assessore al Lavoro della Regione, il comunista Enrico Vesco, per gli operai «il destino è incerto, ma garantito dalle istituzioni». Già. «Peccato che di mezzo ci sia il sindacato», lamentano loro. Càpita infatti che il governo abbia fatto sapere di non voler rinnovare la gestione commissariale in scadenza al 31 dicembre, avvertendo pure che ai 40 milioni spesi in tre anni per avviare una bonifica che però ancora non vede la luce non ne verranno aggiunti altri. E che in questo clima gli operai abbiano scoperto che per mantenere il posto devono essere iscritti alla Cgil.

La lettera è su carta intestata del Dipartimento della Protezione civile, la firma il «soggetto attuatore Cecilia Brescianini», il commissario. Dice che per stipulare il contratto gli operai dovranno «indicare un rappresentante di una delle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale».

Tradotto: sul modulo da compilare devono esplicitamente scegliere un rappresentante di Cgil, Cisl o Uil, e quindi in ultima analisi della Cgil, visto che le altre due sigle alla Stoppani non esistono. Ne esiste una quarta, la Cisal, ed è a quella che è iscritta la maggior parte dei lavoratori qui. Ma anche gli iscritti al sindacato autonomo si son visti fare la stessa richiesta, nonostante la Cisal abbia sempre sottoscritto il contratto nazionale di categoria al pari della «Triplice» e dell’Ugl.

Anomalia su anomalia, c’è da registrare l’inedito di un datore di lavoro che in qualche modo impone a un lavoratore il proprio rappresentante. Eppure la querelle va avanti da mesi. Perché quando alcuni operai, con un gesto di sfida, hanno dato la disdetta alla Cgil e si sono iscritti alla Cisal, si sono trovati in busta paga una doppia trattenuta: 10 euro per la Cisal, 14.74 per la Cgil. È che restituire la tessera non basta. Questo almeno s’è presa la briga di spiegare agli operai sul piede di guerra non la Cgil, ma ancora la dottoressa Brescianini. La prima risposta è stata una lettera infilata in busta paga, non firmata e non su carta intestata, nella quale si spiegava che la ritenuta continuerà fino a fine anno, perché l’adesione a un sindacato è annuale e la disdetta è arrivata oltre la fine del 2009, e che c’entra se tu hai un contratto di tre mesi, dura lex sed lex. Solo che di leggi, qui, nessuno ne ha trovate a supportare questa tesi, e così si è giunti al braccio di ferro.

Gli operai hanno scritto al commissario che, ecco, gentilmente si occupasse dei casi suoi, visto che qui trattasi di querelle con un sindacato e non con una struttura commissariale che dovrebbe essere un organo di garanzia, invitandola a «non prelevare più un euro» dai loro stipendi pena l’attivazione «delle vie legali per appropriazione indebita». La dottoressa però non ha affatto gradito, né i contenuti né il tono di espressioni che ha considerato «chiaramente intimidatorie, offensive e minacciose nei confronti del datore di lavoro». Ha aggiunto, il commissario, che «l’insubordinazione verso i superiori» può essere punita anche con il licenziamento. Adesso che la Regione chiede al governo di prorogare il commissariamento e di stanziare altri 15 milioni di euro per la bonifica, forse la benedetta tessera alla Cgil converrà rifarla.