Un operaio deluso si dà alle rapine

Nel primo dei due atti unici di Vitaliano Trevisan pubblicati, come altre opere dell'autore, da Einaudi Stile Libero, un operaio vicentino deluso dal lavoro in fabbrica come dall'antica parola contestazione, incita coloro che, nel Sessantotto, venivano definiti compagni di lotta a commettere una rapina. Nessuno li scoprirà, poco ma sicuro. Anzi, col malloppo in tasca, si godranno la vita a Cuba, terra promessa da cui non si estrada nessuno, in compagnia della bella fauna femminile che abbonda nell'isola di Fidel. Nel secondo stuck teatrale, invece, si passa dallo squallido cameratismo maschile al bozzetto femminile. Con Anna Bonaiuto, vedova di un orefice, delusa dalle figlie Bruna Rossi e Michela Cescon sfortunatamente coniugate a due artisti della penna e del pennello che, come si sa, danno poca sicurezza per l'avvenire, una volta sbolliti gli ardori giovanili... Tutto qui? Ahinoi sì, nonostante l'eleganza rarefatta dell'impaginazione scenica di Toni Servillo che, non si sa come, ha scambiato questi sketches da parrocchia provinciale per sintomi e sindromi d'alta letteratura. Confortato dal fatto che da tempo l'Einaudi non è più quella dei Gettoni di Vittorini e che tra i successi dell'ex-casa d'arte e cultura piemontese figurano titoli come Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano che hanno ben poco a che fare con Conversazione in Sicilia o la fiabesca trilogia di cavalieri e visconti dimezzati del fantastico Italo Calvino.