Operaio si finge andrologo per molestare i pazienti

Arrestato un addetto alle pulizie. L’accusa è di violenza sessuale

Paola Fucilieri

Mentre il Policlinico revoca l’incarico di collaborazione a un medico americano colpevole di avere alle spalle una condanna per stupro su una ex studentessa avvenuta negli Usa nel 2002, un altro scandalo a sfondo sessuale scoppia tra le mura della vicinissima clinica Mangiagalli di via della Commenda, fiore all’occhiello nel complesso ospedaliero degli Istituti clinici di perfezionamento. In questo caso, infatti, il «colpevole» non è una vera e propria autorità a livello mondiale nel campo dell’Alzheimer la cui collaborazione, lo ammettono allo stesso Policlinico, sarebbe stata di grande utilità e prestigio, ma un 29enne operaio, dipendente della ditta che si occupa delle pulizie della clinica. Sì: un siciliano residente a Milano, accusato di violenza sessuale perché sabato è stato colto quasi in flagranza proprio lì, in via della Commenda, e arrestato.
Uomini ricoverati al terzo piano, nel reparto di andrologia, infatti, sono stati avvicinati, invitati a spogliarsi, palpeggiati morbosamente dall’operaio che, spacciandosi per un andrologo della Mangiagalli, dopo aver indossato un camice verde consono al suo ruolo, dopo averli toccati con la scusa di una visita, ha sottoposto i degenti anche a domande personalissime e molto, molto imbarazzanti sulla loro vita sessuale.
L’aspetto più inquietante dell’intera vicenda è che, davanti alla scoperta e all’arresto dell’operaio, alla Mangiagalli è emersa una serie di casi analoghi accaduti negli ultimi due mesi del 2005. Episodi sui quali adesso s’indaga per verificare se l’autore sia sempre lui, l’ambiguo addetto alle pulizie.
Sabato pomeriggio i carabinieri sono stati chiamati alla clinica Mangiagalli. Erano le 17. Qualcuno, tra i visitatori e i pazienti, vedendo le pattuglie dell’Arma sul posto e avvertendo la grande agitazione del personale medico, ha chiesto ai militari se per caso fosse stato scoperto un furto in qualche stanza. «No, è un’altra storia, niente di grave» hanno glissato gli uomini in divisa, mentre infermieri e medici si dicevano completamente all’oscuro del blitz degli investigatori dell’Arma.
I carabinieri, in realtà, avevano già messo le manette all’operaio che, bloccato con ancora indosso il camice da medico dai suoi «colleghi» che, mentre chiamavano il 112, lo accusavano di violenza sessuale non ha tentato di discolparsi. Del resto due degenti del reparto - un 31enne e un giovane di 24 anni - l’avevano appena riconosciuto come l’uomo che, presentatosi come un andrologo della «Mangiagalli», era entrato poco prima nelle loro due differenti stanze e, sostenendo di doverli sottoporre a un controllo, li aveva invitati ad abbassarsi i pantaloni del pigiama per poi avvicinarsi ai loro letti e toccarli nel basso ventre in maniera parsa subito eccessivamente intima o comunque anomala per un professionista. Le domande a cui li ha sottoposti durante la «visita» (anche quelle per niente consone al suo ruolo di medico) non hanno potuto che insospettirli ulteriormente. A lanciare l’allarme, però, è stato un terzo paziente: avvicinato dal finto andrologo e alla sua richiesta di abbassarsi i pantaloni, l’uomo lo ha mandato a quel paese, invitandolo ad andarsene immediatamente. A quel punto è iniziato un po’ di trambusto, si sono fatti vivi anche i due pazienti molestati e i medici non hanno faticato a rintracciare e bloccare l’operaio.