Operati di cataratta, perdono la vista. Sequestrato l’ospedale di Voghera

L’ira dei parenti "Qualcuno ha sbagliato e deve pagare"

Marisa De Moliner e Flavia Mazza

Pavia - Sotto i ferri in ospedale a Voghera per una normale operazione di asportazione della cataratta: uno di loro perde l’uso di un occhio, per gli altri cinque c’è l’asportazione completa del bulbo oculare. Fatale un batterio killer conosciuto quanto temuto, lo Pseudomonas aeruginosa.

Le operazioni fatali risalgono a mercoledì scorso. A eseguirle lo storico primario del reparto di Oculistica dell’ospedale civile vogherese Aldo Tafi, stimato professionista con alle spalle oltre 5mila interventi, dai trapianti di cornea al distacco della retina. Questi, dunque, dovevano essere interventi di routine. I pazienti, appurato l’incidente, sono stati immediatamente trasferiti al policlinico San Matteo di Pavia dove si trovano tuttora. Subito dopo, il reparto di Oculistica di Voghera è stato posto sotto sequestro dal Nas dei carabinieri. «Escludo la responsabilità dei chirurghi», ha dichiarato Paolo Emilio Bianchi, primario di Oculistica del San Matteo di Pavia che ora assiste i malati di Voghera. Fa ammenda Domenico Vlacos, direttore sanitario dell’azienda ospedaliera di Pavia: «Siamo profondamente dispiaciuti e preoccupati per quanto accaduto. Mi auguro che le procedure avviate ci consentano di stabilire qual è stato il punto di criticità». Anche i pazienti pretendono di sapere la verità e hanno annunciato che nomineranno un legale in vista di un’azione di risarcimento danni contro l’ospedale di Voghera.

Per le sei vittime, le avvisaglie sinistre della contrazione del batterio sono arrivate con un forte mal di testa qualche ora dopo l’intervento. Talmente forte da dover tornare in ospedale per sentirsi dire, dopo la visita di controllo, la triste verità. I medici di Voghera hanno capito subito che si trattava di una cosa seria e hanno fatto scattare immediatamente le procedure di profilassi. Giuseppe, artigiano di Stradella e genero di una tra le donne colpite dal batterio, dice: «Qualcuno ha sbagliato e deve pagare per quel che è successo». Natale Meriggi, sempre di Stradella, ha la moglie tra i sei pazienti colpiti: «Prima di tornare a casa ci hanno rassicurato. Poi all’improvviso quel forte malessere...». La figlia di una delle vittime aggiunge: «Avevo fiducia nelle persone che hanno curato mia madre».

Lo Pseudomonas è un germe del tipo «gram negativo», molto aggressivo. Può resistere persino alla disinfezione con ammonio quaternario. È il più temuto killer degli occhi, s’annida tra l’altro nelle feci e nell’intestino e finisce anche nell’acqua potabile. E pertanto rischiano di perdere la vista non solo coloro che sono sottoposti a importanti interventi chirurgici, ma anche coloro che lavano le lenti a contatto sotto il rubinetto.

Tre le inchieste aperte sul caso. La prima condotta dal sostituto procuratore Francesco De Socio che dovrà far luce anche su una domanda che circola tra gli operatori dell’Asl di Pavia: la strumentazione utilizzata a Voghera è composta da attrezzi di nuova concezione, con ricambi monouso? Un dirigente sanitario, che vuol restare anonimo, lancia il sasso: la chiave dell’accaduto potrebbe essere proprio negli strumenti. Intanto è scattata l’inchiesta interna e si è mossa la Regione Lombardia. «Ho già chiesto un rapporto ufficiale su quanto accaduto all’azienda ospedaliera di Pavia», dice l’assessore alla Sanità Luciano Bresciani. «Troppi interventi di cataratta al giorno». È la denuncia di Matteo Piovella, segretario nazionale della Società oftalmologica italiana, che chiede di ridurre il ritmo delle operazioni e di usare strumenti monouso. «La Finanziaria - spiega - ha cambiato le regole d’acquisto dei materiali, obbligando gli ospedali a scegliere in base al prezzo e costringendo i medici a triplicare il numero di operazioni per seduta per ottenere contributi sufficienti dallo Stato».