Operazione Euro2008 senza spendere un cent

Soggiorno, viaggi e campi d’allenamenti gratis: così la Federcalcio risparmierà un milione di euro. Ufficiale il prolungamento del contratto di Donadoni: resta fino al 2010

Baden - Al momento, la Nazionale campione del mondo può esibire, con qualche fierezza, un risultato: qui in Austria, dove si ritrova da un paio di giorni, il club Italia si allena a scrocco. Gratis l’utilizzo dello stadio a Maria Enderzdorf (in cambio dell’ospitalità i lavori di ristrutturazione di spogliatoio e palestra pagati dalla federcalcio), gratis il soggiorno nell’albergo (77 camere a disposizione per l’allegra brigata azzurra), da saldare solo il conto degli extra a fine avventura, gratis persino i tre voli da Vienna in Svizzera per le tre sfide del primo girone dell’europeo in programma a Berna e Zurigo. A conti fatti, il risparmio secco è di un milione di euro. Frutto di un gemellaggio politico con il governo della Bassa Austria e il suo esponente di spicco Hervin Proell, disposti a tutto pur di ottenere l’Italia campione del mondo dalle loro parti, 30 chilometri da Vienna sull’autostrada per Graz. Il gemellaggio calcistico con l’Austria è cosa fatta e viene in queste ore rilanciato dall’amichevole fissata per il 20 agosto, a Nizza, prima uscita ufficiale della futura stagione. Sarà il trampolino di lancio verso il mondiale in Sud-Africa, 2010 la scadenza.

È vero, l’albergo degli azzurri, lo Schloss hotel Welkerndorf, antico castello rinascimentale ristrutturato, è tutt’altro che una principesca dimora secondo alcune inaffidabili descrizioni. «Non c’è l’aria condizionata e abbiamo dovuto dotarci di molti “pinguini”» l’informazione passata da Antonello Valentini, il capo della comunicazione federale. «Sistemazione spartana» conferma il dottor Ferlizzi, funzionario del ministero dell’Interno, capo della sicurezza. Dai finestroni dell’albergo si può godere della vista di Dobhloffpark, un roseto in stile francese con circa 600 tipi di rose differenti. Perciò l’europeo può diventare, per le casse della federcalcio, un eccellente affare grazie al solito allestimento di casa azzurri, una costruzione bassa dalle parti di Oberwalterdorf, dove è possibile incontrare un drappello di attraenti hostess, prendere posto in un buon ristorante con prodotti italiani, stand per sponsor e fornitori ufficiali, uffici, studi televisivi attrezzati e sala-stampa. L’incasso da questa operazione è di 3 milioni di euro, l’utile di 300 mila euro, realizzati in partnership con Rcs (presente ieri il suo a.d. Perticone) cui si possono aggiungere le golose cifre provenienti dall’Uefa in caso di cavalcata trionfale degli azzurri. Il budget fisso per la prima fase è di 7,5 milioni: chi sbarca nei quarti porta a casa altri 2 milioni, 3 milioni la dote della semifinale, 4,5 milioni il bottino da ritirare per la finale di Vienna. Perciò nella gestione dei biglietti (6 mila a disposizione per le prime sfide), il presidente Abete può raccomandare il metodo della trasparenza. I numeri sono piccoli (gli stadi non superano la capienza di 40mila) e le richieste dieci volte superiori: il 54% è finito al grande pubblico attraverso il circuito di ticketone, il 46% della dotazione viene utilizzato per fornitori ufficiali, reparto squadra e dirigenti dello sport e del calcio italiano (2 mila e rotti tagliandi).

Da questo ricco montepremi deve arrivare l’eventuale riconoscimento destinato agli azzurri campioni d’Europa o battuti in finale, primi o secondi cioè. Il negoziato tra Riva, vice capo-delegazione e la rappresentanza sindacale del club Italia (Gattuso, il capo carismatico) sembra giunto a uno sbocco definitivo: 230 mila euro in caso di trionfo, al netto delle trattenute (250 mila il premio pagato per la notte di Berlino). Che vuol dire, moltiplicato i 30 esponenti del gruppo, quasi 7 milioni di euro per la federcalcio. È lo stesso tesoretto cui deve far ricorso il presidente Abete nel caso di rottura unilaterale del contratto sottoscritto ieri sera con Donadoni: prevede una conferma per altri due anni, ma a condizione di utile piazzamento nell’europeo. E comporta una penale di circa 400mila euro (da versare all’attuale ct) nel caso di rescissione unilaterale.