«Operazione Lazio» per vincere al Senato Il Pdl schiera i big

da Roma

Il Popolo della libertà si prepara all’offensiva finale sul Lazio. Una regione che promette di assegnare soltanto al fotofinish la palma del vincitore e che rischia di essere decisiva per la definizione del risultato elettorale. Secondo molti osservatori, infatti, la larga maggioranza che il centrodestra punta ad aggiudicarsi al Senato passa proprio per il voto di questa regione e, proprio per questo, sta salendo il pressing di entrambi gli schieramenti, decisi a giocarsi il tutto per tutto per aumentare i propri consensi in quest’area.
Il Lazio, insieme a Liguria, Abruzzo, Marche, Calabria e Sardegna è considerata tra le regioni in bilico. Non a caso delle tre prossime uscite comuni che faranno Fini e Berlusconi, due saranno a Roma e oggi il presidente di Forza Italia scenderà in campo in un comizio al Palasport di Viterbo. Inoltre partirà immediatamente una campagna per «coprire» tutto il territorio della regione, con manifestazioni elettorali da svolgersi in tutti i Comuni. Manifestazioni alle quali parteciperanno anche personaggi non candidati in questa regione come Roberto Formigoni, Ignazio La Russa e Giuseppe Pisanu. L’«Operazione Lazio», insomma, è ormai partita e l’obiettivo è definito e chiaro: mettere le mani sul premio di maggioranza al Senato. Nella regione che ospita la capitale e che assegna una dote di 27 senatori, se il Pdl cedesse al Pd il premio di maggioranza potrebbe passare da 15 a 10 seggi o da 15 a 8 a seconda del risultato degli altri «piccoli» (in particolare della Sinistra arcobaleno): 5-7 posti in meno in Parlamento che avrebbero conseguenze pesantissime. Nel Lazio, d’altra parte, il peso di Francesco Storace non può essere sottovalutato. E quei 200mila voti che l’ex governatore della Regione punta a «scippare» al Pdl basterebbero a consegnare il premio di maggioranza alla formazione di Walter Veltroni.
Al di là delle frasi di rito e della voglia di farcela, dentro il centrodestra l’ottimismo nelle ultime settimane è effettivamente cresciuto. Sarebbero, infatti, arrivati buoni segnali da parte del mondo cattolico. Inoltre il raggiungimento della soglia dell’8% da parte dell’Udc e de La Destra a oggi appare difficilissimo (anche se Pier Ferdinando Casini si dice convinto di riuscire a mettere le mani su due senatori). Quel che è certo è che se entrambi i partiti non riuscissero ad aggiudicarsi alcun parlamentare anche il peso dell’eventuale sconfitta verrebbe ridimensionato.
Al di là dei calcoli e delle strategie, ci sono poi le dichiarazioni ufficiali, inevitabilmente improntate all’ottimismo, a far capire l’importanza del match che si sta giocando in questa regione. Nel corso di un comizio ad Anguillara, ieri Gianfranco Fini ha sottolineato di essere «molto fiducioso per il Lazio» e che «i risultati si vedranno il 14 aprile», anche perché «i cittadini del Lazio non sono sprovveduti, e non hanno dimenticato i venti mesi di governo del centrosinistra a Palazzo Chigi, alla Regione, al Comune di Roma e alla Provincia di Roma». Un confronto serrato sui sondaggi relativi al Lazio è avvenuto ieri nel salotto televisivo di Sky Tg24 Pomeriggio tra il ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni e il portavoce di Silvio Berlusconi, Paolo Bonaiuti. Per Gentiloni i sondaggi in possesso del Pd danno in vantaggio il centrosinistra, anche perché «la scelta del Pdl di candidare Ciarrapico e il leader dei tassisti, anziché togliere voti alla destra ne porta al centro di Casini o anche al Pd». Di tenore opposto la replica dell’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio: «I sondaggi che abbiamo noi - dice Bonaiuti - ci danno avanti del 2,5% nei confronti del Pd. Siamo tranquilli, anche perché la tendenza di voto resta invariata».