OPERAZIONE ORECCHIE PULITE

Tira un’ariaccia da prima Repubblica alle corde, quando la magistratura fa la voce grossa prendendo provvedimenti discutibili con aria indiscutibile e mette le mani negli ingranaggi più delicati del Paese, dalla sicurezza alla finanza fino all’economia, mentre un uomo come Antonio Di Pietro osa dare del golpista al presidente del Senato Marcello Pera che protesta contro la vergogna delle intercettazioni sui telefoni del Senato. Mettere le mani e le orecchie su quel che dicono i rappresentanti del popolo al telefono è una cosa gravissima ulteriormente aggravata dalla scusa addotta, e cioè che non si volevano intercettare i senatori ma altre persone che però parlavano con dei senatori i quali sono stati dunque intercettati. Argomento sottile che ci ricorda la nota teoria secondo cui Shakespeare non è mai esistito, ma è esistito invece un altro tizio di nome Shakespeare anche lui il quale scrisse le opere attribuite erroneamente a Shakespeare. Chi credono di prendere in giro questi campioni del girotondismo togato esaltati dall’estrema sinistra? E diciamo estrema sinistra e non semplicemente sinistra perché anche Luciano Violante ieri sull’Unità ha vistosamente preso le distanze da comportamenti che creano un inaccettabile conflitto fra Parlamento repubblicano e impiegati della Repubblica, i «clerks» tendenzialmente inclini alla rivolta.
Noi qui non vogliamo discutere di legittimità o illegittimità di questo o quel provvedimento, ma di clima, di cattivi odori: ricordiamo il golpe di alcuni magistrati in aperta rivolta contro il Parlamento negli anni Novanta, i quali si rivolgevano alle Camere e ai loro rappresentanti con lo stesso spirito con cui il capitano Tejero puntava la sua pistola sui deputati di Madrid. L’aria che tira oggi è ancora quella di una rivincita e una rivalsa dei «clerks» né ci rassicura il fatto che Virginio Rognoni abbia accolto l’invito, peraltro inevitabile, del presidente della Repubblica ad investire della questione il Csm, organismo contro il quale un altro presidente della Repubblica Francesco Cossiga schierò i carabinieri in tenuta anti sommossa. Virginio Rognoni sa che mai Ciampi si rivolgerebbe a Viale Romania per venire a capo di comportamenti riottosi peraltro settoriali né gli chiederebbe di farlo lui, ma potrebbe almeno dar pubblicamente segno di aver capito la portata e natura del conflitto e del clima che questo conflitto sta creando. E lo sta creando perché in questa vicenda c’è tutto: intercettazioni segrete e di massa a spese delle casse dello Stato e alle spese della libertà dei cittadini, interventi pesanti, sfide, delegittimazione della finanza e del Parlamento e delegittimazione della famosa ed orfana società civile da parte di un cosiddetto potere privo di legittimazione, che in democrazia viene soltanto dalle schede deposte nell’urna. Dunque il Gip Clementina Forleo ha azzerato il vertice della banca Popolare Italiana sospendendo l’amministratore delegato Fiorani, il direttore finanziario Gianfranco Boni e per buona misura anche Stefano Ricucci ed Emilio Gnutti.
Come al bowling: una boccia lanciata con decisione e giù tutti i birilli, alla vigilia della giornata di oggi che vedrà il Consiglio dei ministri riunito per ascoltare Siniscalco fare la sua relazione che andrà a toccare anche Bankitalia e Fazio, di cui la sinistra ora chiede la testa, anzi chiede che Fazio gentilmente depositi la testa con le sue stesse mani al guardaroba e che poi se ne vada. Il lettore sarà confuso e anche noi non riusciamo a vedere del tutto chiaro lo sfondo di certe manovre, ma ci fidiamo ancora una volta del nostro naso che avverte il cattivo odore di un colpo di Stato strisciante e togato che una parte dell’Italia conservatrice e illiberale - che furbescamente chiama se stessa di sinistra - vorrebbe finalmente realizzare.
p.guzzanti@mclink.it