Operazione «Ospedali puliti» ancora blitz dei Nas in corsia

I camici bianchi dell’Arma ieri hanno bussato alle porte del San Giovanni e del Forlanini

È un pentolone bollente quello scoperchiato dall’inchiesta de L’Espresso sulla sanità romana. È bastato dare una sbirciata fra i corridoi e i sotterranei del Policlinico universitario più importante e prestigioso della Capitale per far tremare le fondamenta del sistema ospedaliero regionale. Partendo appena da pavimenti poco puliti e rifiuti accatastati. Ora i carabinieri del Nas fanno la corsa alle ispezioni ordinate dal ministro della Sanità, Livia Turco. Ieri, le divise del Nucleo antisofisticazione dell’Arma hanno bussato ai portoni del «Forlanini», al Portuense e del «San Giovanni Addolorata», ma anche del «Francesco Grifoni» di Amatrice, del «Marzio Marini» di Magliano Sabina e dell’ospedale di Montefiascone. Per ore i militari hanno passato al setaccio corsie, camerate e laboratori. «Sono arrivati alle 7.30 del mattino - spiega Francesco Cortese, direttore sanitario del San Giovanni -. Hanno controllato diversi reparti ed effettuato piccoli rilievi, cose di ordinaria amministrazione. Alla fine non hanno rilevato niente di preoccupante. Semmai è più facile riscontrare problemi igienici in strutture divise, composte per esempio da padiglioni come il San Camillo, non in edifici unitari». E al Forlanini (che la Regione vuole chiuso entro due anni), i Nas hanno visitato tutti i padiglioni: «Hanno controllato l’intero nosocomio - afferma il direttore sanitario Fulvio Fiorino -. Non abbiamo copie di verbali, ma debbono avere registrato alcune manchevolezze legate alla vetustà del complesso. Al San Camillo? No, non sono andati». Ad Amatrice, tranne qualche piccola pecca, secondo quanto riferito dalla direzione sanitaria, sarebbero stati rispettati gli standard igienico-qualitativi. A Magliano, invece, i carabinieri hanno verbalizzato l’intonaco cadente dalle pareti, foglie secche e sporcizia all’ingresso, tracce di umidità sui muri. Al Santo Spirito, altro ospedale centrale di Roma, sul Lungotevere in Sassia, il direttore sanitario Pietro Scanzano si dice «tranquillo» rispetto a un eventuale blitz dei camici bianchi della Benemerita. «L’ospedale - spiega - è stato ristrutturato da poco e la ditta esterna delle pulizie è controllata da alcuni ispettori e ai capisala è demandato un ulteriore verifica». All’ospedale «Grassi» di Ostia, struttura gemella al Pertini che segue un bacino d’utenza di 500mila persone, molti ancora ricordano la visita dell’ex assessore alla Sanità della giunta Badaloni, Lionello Cosentino, a fine anni ’90: corridoi tirati a lucido ma solo lungo il percorso che lui e il suo «codazzo» avrebbero seguito. Con Marrazzo altri tempi, ma stesso stile. Ricordano i Cobas: «Ogni volta che all’Umberto I viene in visita un’autorità, ultimo solo per tempo, il presidente Giorgio Napolitano, lo si porta per una gita guidata in un reparto pulito per l’occasione». Luigi Canali, consigliere regionale Lista Marrazzo, tra le righe, ammette: «Delle denunce sul degrado molti erano a conoscenza». L’assessore alla Sanità Augusto Battaglia sul Policlinico chiede al Governo che cosa debba fare. «Se sbloccate la proprietà dal Demanio - dice - in pochi mesi saremo in grado di ristrutturarlo». «Per passare all’azione - controbatte Stefano De Lillo (Fi) - non c’è bisogno di alcun passaggio di proprietà». Poi si cercano i responsabili. I Cobas puntano il dito contro i «baroni» dell’Università, ma Luigi Frati, preside di Medicina rispedisce le accuse al mittente: «La gestione del Policlinico dipende dal direttore generale, non dall’Università». «Ancora oggi - aggiunge Alessio D’Amato (Ambiente e Lavoro) - non è stata adottata alcuna misura nei confronti di chi ha responsabilità manageriali dell’azienda». Il Codacons chiama in causa anche i dirigenti di secondo livello, ossia i primari: «Possibile che nessuno di loro si fosse accorto di nulla?». L’inchiesta prosegue.alemarani@tiscali.it