Operazione verità contro le bugie dei vari Loiero & C.

Paolo Armaroli

Di Agazio Loiero i nostri lettori tutto potranno dire tranne che sia un Carneade. A provvedere alla sua notorietà è - onore al merito - Paolo Granzotto. Che è un uomo come tutti gli altri. Un giorno ha l'emicrania, un altro giorno le paturnie. E allora, per rispondere a qualsivoglia domanda, che ti combina? A proposito o a sproposito rispolvera Agazio Loiero, ne commenta i memorabili detti e le clamorose gesta. Uomo di buon cuore, Granzotto ormai è uno scatenato propagandista del Nostro. Fa sempre, va da sé, un figurone. E al contempo si solleva lo spirito nella convinzione che se Loiero non ci fosse bisognerebbe inventarlo.
Ai suoi deliziosi bozzetti aggiungeremo appena qualche pennellata. Laureato in Lettere e filosofia, giornalista, autorevole parlamentare per quattro legislature, Loiero è cultore del pensiero flessibile. Tanto è vero che è smottato a poco a poco dal centrodestra al centrosinistra. Prima ha militato nella Dc. Poi si è schierato con il Ccd di Casini. Poi ha aderito all'Udr di Mastella. Infine è passato alla Margherita. Questa transumanza gli ha fruttato nella passata legislatura svariati incarichi di governo. Sottosegretario ai Beni culturali nel primo governo D'Alema. Ministro per i Rapporti con il Parlamento nel secondo gabinetto D'Alema. Ministro per gli Affari regionali nel secondo ministero Amato. Adesso è presidente della Regione Calabria.
Non appena approdato a quest'ultimo incarico, gli è stato domandato il segreto del suo successo elettorale. La sua risposta è stata pressappoco la seguente: «È semplice, non ho fatto altro che parlare ai calabresi della riforma costituzionale che la Casa delle libertà è in procinto di approvare in via definitiva». Ora, se avesse detto la verità, tutta la verità, nient'altro che la verità, probabilmente sarebbe stato bocciato dagli elettori. Invece l'ha avuta vinta perché non ha parlato della sullodata riforma costituzionale. Nossignori. Più semplicemente, ne ha sparlato. Riecheggiando tutti i luoghi comuni che dal lontano ottobre 2003, quando ha avuto inizio il suo esame parlamentare, il centrosinistra ha propalato senza risparmio di energie. E, di calunnia in calunnia, i suoi elettori hanno abboccato.
Il centrodestra è consapevole di tutto ciò. Sa che c'è stato un deplorevole difetto di comunicazione. E finalmente ha deciso, meglio tardi che mai, di passare al contrattacco. Occhio alle date. Lunedì 19 settembre la Camera ha in calendario l'esame in seconda lettura della riforma costituzionale, che dovrebbe essere votata giovedì, 22 settembre. Il giorno dopo, venerdì 23, i leader della Casa delle libertà, con contorno di esperti del ramo, faranno tappa a Reggio Calabria per illustrare alla cittadinanza un testo ormai in dirittura d'arrivo. E non avranno difficoltà a dimostrare che essa, cancellando il federalismo a due velocità contemplato dalla riforma del Titolo V voluta dal centrosinistra nella scorsa legislatura, rappresenta un vantaggio per il Meridione. Ribadiranno che quel governo del premier demonizzato da Prodi e i suoi cari era una volta il loro cavallo di battaglia in alternativa al presidenzialismo. Documenteranno che il capo dello Stato non perderà nessuna delle sue attuali prerogative ma ne acquisterà di nuove e sarà più che mai il garante del sistema. Denunceranno il voto contrario dell'Unione su tutti gli articoli della riforma, anche su quelli - pensate - modificati dai suoi emendamenti. Porranno l'accento sui vantaggi di un bicameralismo non più assolutamente paritario e sul fatto che il numero dei parlamentari verrà convenientemente ridotto.
Questa «operazione verità» continuerà a Palermo e in altre città del Sud, dove si terranno pure sedute straordinarie del Consiglio dei ministri. Vuoi vedere che l'ipercritico Loiero e i suoi ingenui elettori saranno costretti a ricredersi?
paoloarmaroli@tin.it