«Operazione verità contro le bugie della sinistra»

«Noi non abbiamo mai rubato né utilizzato la magistratura contro di loro»

Sabrina Cottone

da Milano

«In Italia la democrazia non è così garantita, l'Italia non è così sicura». Silvio Berlusconi interrompe la standing ovation che lo accoglie nel salone strapieno dell'Hotel Marriott di Milano per confidare alla platea azzurra le amarezze di giornata: «Serve un'operazione verità. Anche oggi ho assistito a un ribaltamento della realtà, a menzogne, calunnie incredibili». Un esempio per tutti è la devoluzione, secondo il premier una bugia «già nel nome, perché il trasferimento delle competenze è solo una parte della riforma». Immagina ciò di cui verrà accusato e cioè di voler accrescere i propri poteri di presidente del Consiglio: «Ma la riforma entrerà in vigore nel 2011 e allora, anche se vinceremo, non sarò più premier. Ecco perché questa è una bugia». Così come sono bugie quelle che «pensionati usati dalla sinistra» raccontano sui tram di Milano: «Mi raccontano che nel nostro bel dialetto milanese dicono: ’uhè ti, cossa l’è che gh’ha dì el Berlusca? Che l’aumentava i pension? S’è vist nagott’ ». E cioè: “ehi tu, che ha detto il Berlusconi? Che aumentava le pensioni? Non si è visto niente».
Bugie. In fondo, niente di nuovo e lui mette le mani avanti: «Diranno che agito il fantasma di un comunismo che non esiste, ma posso assicurare che in tutti questi anni ho visto il contrario». E cioè «un'opposizione illiberale, che usa la magistratura e l'odio come sistema di lotta politica contro gli avversari, considerati nemici». Icomunisti più pericolosi non sono quelli di Rifondazione ma quelli non dichiarati e è chiaro che si riferisce agli eredi del Pci, e cioè ai Ds e agli altri alleati che provengono da quella tradizione, quando parla di «comunisti che si sono riciclati come socialdemocratici e liberaldemocratici», «comunisti che lo sono senza dirlo, ignorando, negando o non pensando ai cento milioni di vittime innocenti, dimenticando la complicità morale di chi in Italia applaudiva quel regime e quel sistema». Ricorda che esistono partiti che ancora «sventolano falce e martello, i simboli del terrorismo, della dominazione, della tirannia sovietica».
Si parla di riforme ai dibattito organizzato dai movimenti di ispirazione socialista e liberaldemocratica «Noi riformatori azzurri» e «Circoli di iniziativa riformista». Berlusconi rivendica ciò che è stato fatto dal suo governo: «Abbiamo avviato ventiquattro riforme di cui gli italiano non vedono ancora tutti gli effetti e onorato i cinque punti del contratto. Avremmo potuto fare di meglio solo per la riduzione delle tasse». Ma soprattutto rivendica ciò che non è stato fatto: «Non abbiamo mai rubato, non abbiamo mai trasformato Palazzo Chigi in una merchant bank, non abbiamo messo persone faziose in posti di potere, non abbiamo usato la magistratura, né mandato la guardia di finanza a casa di nessuno, non abbiamo usato la televisione, non abbiamo insultato nessuno».
Il premier è convinto che proprio per questo sia necessaria una «straordinaria operazione di verità» e cioè per evitare che «Prodi ci porti nel baratro» e la sinistra torni al potere: «Dobbiamo raccontare alla gente come la situazione potrebbe cambiare con loro. Sono profondamente illiberali, hanno in odio tutto ciò che è privato, dalla scuola all'impresa fino addirittura alla proprietà privata». I sondaggi a lui suonano incoraggianti, perché danno la Casa delle libertà al 48 per cento al pari della sinistra: «Per un governo in carica è un buon punto di partenza per una vittoria non di misura ma rilevante».
Torna all’atacco: «Vorrebbero solo che noi non votassimo». Lo ha colpito «un cantante famoso in fila per le primarie che ha detto: mi dà felicità che non ci sia neanche un elettore di Forza Italia. Se lo avessimo detto noi avrebbero gridato al razzismo». Si rivolge alla platea per spiegare in che cosa consista questo razzismo: «Ci considerano, vi considerano, ottusi volgari egoisti profittatori. Per loro noi siamo il peggio del Paese». E ciò che attira odio e razzismo secondo lui è proprio il riformismo: «Toccare i privilegi è il mestiere più pericoloso». Assicura alla platea azzurra che in ogni Consiglio dei ministri la domanda in testa è sempre la stessa: questo provvedimento riduce o aumenta la libertà dei cittadini? Conclusione: «Mai lasciato passare con il nostro voto un provvedimento che riduce la libertà». Un discorso che vale anche per i conti pubblici: «Noi cerchiamo di avere uno Stato che pesi meno sui cittadini per lasciargli più soldi nelle tasche e fargli pagare meno tasse. Mi viene il mal di cuore a pensare alle spese folli e alle gite turistiche finanziate dalla amministrazioni locali e regionali».