Operazioni «culturali» e malinconici ascolti

La ricetta è vecchia, ma funziona sempre. Come si fa ad offrire visibilità ad un evento culturale (o anche para), sia esso un premio letterario o una rassegna gastronomica, un festivalino di cinema o un concorso musicale? Semplice: piazzate in giuria il giornalista di una testata importante, ancora meglio se è un volto televisivo, e vedrete che un articolo ben impaginato o un servizio sui tg uscirà comunque. Ma il capolavoro riesce se a far parte del consesso giudicante vengono chiamati - che so? - Fabrizio Del Noce e Carlo Rossella, magari sotto l’accorta regia del presidente Bruno Vespa. Nel qual caso può succedere che il premio «Sirmione Catullo» finisca addirittura in prima serata, su Raiuno, com’è accaduto il 12 luglio. Con ascolti malinconici, ma siccome siamo in estate tutto fa brodo (del resto, in tema di «markette», il pomeriggio dell’11 era passato, sempre su Raiuno, l’Oscar del vino 2006).
Una volta tanto si può essere d’accordo con Nino Rizzo Nervo, consigliere Rai in quota centrosinistra, il quale s’è divertito a scrivere una lettera al neopresidente Cappon ironizzando sulla diffusa tendenza. «Certo, il grande pubblico non è maturo per operazioni culturali di livello, ma il deludente risultato di ascolto di ieri sera (si riferiva proprio al «Sirmione Catullo», ndr), non deve assolutamente scoraggiarci, anzi ci deve spronare ad andare avanti». Ovviamente scherzava, sul filo del paradosso. Però un risultato, alla fine, s’è visto: Cappon ha cancellato dal palinsesto sette manifestazioni analoghe. Chapeau!