«Le opere cartacee sono in crisi e la Britannica ha più errori»

Anglista di formazione, Antonella Elia ha dedicato tre anni di dottorato allo studio di Wikipedia, soprattutto dal punto di vista culturale e linguistico. Il risultato è Cogitamus ergo sumus (Aracne), un saggio analitico e di «sapore» umanistico che si apre con una citazione di Pierre Lévy: «Nessuno conosce tutto, tutti conoscono qualcosa, tutta la conoscenza abita nell’umanità».
Com’è iniziata?
«All’inizio sono stata utente e aggiornatore di voci: volevo, semplicemente, capire come funzionava il software “wiki”. Ma poi ho mantenuto un ruolo di osservatore neutrale, sebbene ho partecipato al convegno Wikimania a Boston, nel 2006, dove ho incontrato Jimbo Wales, il fondatore di Wikipedia. Nel tempo ho comunque potuto seguire da studiosa l’evoluzione diacronica, quasi “etnografica”, di quel genere letterario che è l’enciclopedia, nello specifico quello di Wikipedia».
Qual è stato il piano di ricerca?
«Ho analizzato linguisticamente l’edizione on line della Britannica e Wikipedia, prossimamente approfondirò il confronto fra Treccani e Wikipedia. Le enciclopedie cartacee stanno subendo la fortissima concorrenza di Wikipedia. Non lo dico da “wiki-fan”, poiché penso che il sapere non sia mai stato “garantito” al 100 per cento. Nel 2006 The Nature riportava i risultati di una verifica alla cieca di 50 articoli della Britannica e 50 di Wikipedia, questi ultimi contenevano meno errori».
In tutto questo, c’è anche il côté sociale e politico di Wikipedia.
«Non è una novità. Già l’Encyclopédie di Diderot e d’Alembert aveva dietro di sé un messaggio politico. Ad ogni modo, un sapere libero vince sempre contro un sapere a pagamento. La Britannica sta già dando la possibilità di collaborare alla stesura di articoli, dietro valutazione di un comitato editoriale. Sul sito della Treccani, è già possibile rintracciare un linguaggio alla web 2.0. Oggi, però, è necessario cambiare le strategie di valutazione delle informazioni. Non esiste più quello che potremmo chiamare un sapere “veicolato”».
Ne esiste uno, per così dire, basato sulla collaborazione...
«Detto filosoficamente, un sapere costruzionista, a-centrico, “rizomatico”, direbbe Deleuze. Anche la TV sta andando in questa direzione, il pubblico “guida” di più i programmi. Su Wikipedia si discute molto prima di cambiare una voce. E possiamo seguire la storia di queste discussioni e di un singolo articolo. È una grossa novità».