Opere d’arte rubate in mostra negli antiquari

Era in bella mostra nella vetrina di una casa d’aste in via del Babuino: una cimasa d’altare in marmo, trafugata a Napoli anni fa dalla chiesa Di Gesù e Maria dove operarono alcuni noti maestri «marmorari» come Bartolomeo Ghetti e Giuseppe Gallo. Un autentico tesoro artistico e culturale che, nel 2004, non è sfuggito all’occhio attento del maresciallo Salvatore Friano, comandante della stazione dei carabinieri di Porta Cavalleggeri. «Ne avevo visto l’immagine in una delle nostre riviste che puntualmente pubblicano foto dei tesori scomparsi - racconta -. Ho quindi, voluto approfondire la cosa». Passo dopo passo, pezzo dopo pezzo, quello che i carabinieri di San Pietro ricostruiscono è un traffico di opere d’arte internazionale che si snoda fra l’Italia e l’estero (in particolare nella direttrice dei ricchi amanti d’arte americani della Florida) con passaggio obbligato per i «piazzisti» della Capitale.
Mente del business un napoletano, Ciro Caiazza, 40 anni, sostenuto dal suo braccio destro e prestanome, Amara Rauf, un tunisino di 42 anni. Entrambi, sono stati denunciati per ricettazione aggravata e continuata, illecita detenzione di reperti archeologici, incauto acquisto e danneggiamento di opere d’arte, insieme con altre 33 persone, italiane e straniere. Come funzionava l’ingranaggio lo spiega il colonnello Alessandro Casarsa, del reparto territoriale dell’Arma di Roma: «Quel che è venuto alla luce - dice - è un vero e proprio racket, una banda dalla testa italiana che si serviva di manovalanza extracomunitaria per mettere a segno furti su commissione di opere anche di grandi dimensioni e peso. Roma si conferma ancora una volta crocevia dei furti d’arte e snodo dell’illecito mercato internazionale». Complessivamente, in quella che è stata denominata operazione «Malta», sono un centinaio le opere recuperate dai carabinieri: marmi, quadri, parti di altari, icone russe e altro. Opere rubate da chiese e da appartamenti privati fin dal 1980 e messe sul mercato illecito italiano e francese. Una di queste ha permesso ai militari di sviluppare un altro ramo d’inchiesta, ancora in corso, circa un traffico di opere con gli Usa. Tra i denunciati figurano anche tre antiquari, di cui due romani. L’indagine ha interessato oltre a Roma, le città di Palermo, Napoli, Viterbo, Ravenna, Cremona, Stanghella (Pd), Poggio Mirteto (Ri) e Capodimonte (Vt). Recuperato dai carabinieri un preziosissimo paliotto in marmo trafugato a Valva (Sa) nel novembre 2003 all’interno della «Grotta Moncarda» sita nel parco della Villa D’Ayala di proprietà del Gran Priorato di Napoli e Sicilia del Sovrano Militare Ordine di Malta (da qui il nome dell’operazione).
In particolare, successive perquisizioni, eseguite dapprima nella zona di Gregorio VII e Piazza Pio XI (ove in un attico di un noto architetto, tra vari reperti archeologici illegalmente detenuti veniva rinvenuto e sequestrato un sarcofago romano da bambino del II secolo d.c.) e poi in diverse località del territorio nazionale, hanno permesso di individuare diverse «aree» in cui operavano Caiazza e Rauf, i quali avevano costituito una accomandita semplice denominata «Compro e Vendo Mobili Vecchi» con sede ad Arzano (Na) attraverso la quale mascheravano la loro attività di riciclaggio della refurtiva, commercializzandola (in modo apparentemente legale) sia in Italia che all’estero. Tra le opere recuperate una preziosa natura Morta del '600, opera del pittore Pietro Paolo Bonzi detto «Il Gobbo del Friuli» o «Il gobbo dei frutti», trafugato a Genova nel 1989 e clandestinamente esportato in Francia, opera pubblicata sul bollettino n.14 delle opere trafugate edito dal comando generale dell’Arma dei Carabinieri.