Tra le opere «fiori all’occhiello» il busto in bronzo di Claudio il Gotico e quattro medaglie del Pisanello

Se con l'accoppiata «Brixiantiquaria»-«Brescia Arte Moderna e Contemporanea» la proposta destinata a visitatori, collezionisti e operatori del mercato si estende dalla produzione dei secoli passati a quella post-moderna, con la mostra «StraordinariEtà del bronzo, duemila anni di scultura in bronzo» si abbraccia anche l'antichità. «Con l'allestimento della sezione culturale, da sempre “fiore all'occhiello” di Brixiantiquaria - spiega Virginia Peroni, presidente del Sindacato antiquari bresciani - continua la preziosa collaborazione con i Civici Musei, dalle cui collezioni provengono gli oggetti in esposizione. Con l'aiuto determinante della dottoressa Lucchesi Ragni e la disponibilità dell'assessore Arcai, per l'edizione di quest'anno abbiamo scelto il tema della scultura, e nello specifico dedichiamo la nostra attenzione alla scultura in bronzo, sottolineando con la scelta del materiale “metallo” il legame del nostro territorio con il lavoro, l’“officina”, lo sviluppo industriale».
Nella collaterale, organizzata a fianco degli stand degli antiquari e delle gallerie d'arte, sono esporti capolavori realizzati dall'epoca romana al Novecento, nell'arco di duemila anni. Tra i fiori all'occhiello si segnala il busto in bronzo di Claudio il Gotico, risalente al III secolo circa. Insieme al balteo con scena di battaglia ad altorilievo, si tratta di una delle opere più antiche esposte normalmente a Santa Giulia, divenuta quest'anno Patrimonio dell'umanità. Accanto a questi pezzi sono allineati anche altri capolavori provenienti dai depositi del museo, un'ottima occasione per conoscere la ricchezza di Santa Giulia, lungo un filone omogeneo.
Altri esempi di motivi di forte richiamo sono quattro straordinarie medaglie del Pisanello, maestro del gotico internazionale, e una versione del Laocoonte, un «bronzetto» che ancora conserva la patina cinquecentesca, eseguito verso il 1560, dopo i primi «restauri» del celebre gruppo conservato in Vaticano. Avvicinandosi a noi nel corso del tempo, ecco due pomi da ringhiera, con maschere leonine e grottesche, provenienti dallo scalone del Monte Nuovo di Pietà (1600 - 1602 circa); una scultura verista di Domenico Ghidoni (Nonna e nipotino,1890); una testa femminile del bresciano Achille Regosa (L'Affanno, 1902) e un fregio di Angelo Zanelli (Ave vita,1908), espressioni del gusto liberty. Da non perdere il celebre Busto di Benito Mussolini di Adolfo Wildt (1925 circa), recentemente esposto al Guggenheim Museum di New York.