Un’operetta da «Sogno»

Viviana Persiani

Dopo la prima della sua operetta Sogno di un Valzer, in scena stasera al Teatro Vittoriale di Gardone, Oscar Straus ebbe a dire: «Ho scritto Sogno di un Valzer con l’intenzione di eguagliare i primati della Vedova Allegra o forse anche di superarli». Probabilmente, a livello di grande pubblico, la fama della Vedova non conosce rivali ma è certo che il Sogno di Straus è entrato, di diritto, tra i classici dell’operetta, colorato con i diversi stili del valzer. Non a caso, addirittura Hollywood si mosse per produrne una versione su grande schermo, interpretata da Maurice Chevalier, ovvero The smiliang lieutenant.
Ambientato nel Principato di Flausenbray, la trama racconta l’amore fra una nobile e un non titolato. Lei è la Principessa Elena e lui è il giovane, e bello, tenente Niki, uno che ama l’avventura e non disdegna le belle donne. Le nozze si celebrano, con sfarzo, con la benedizione del re Gioacchino. Con un marito così farfallone, il matrimonio va presto in crisi; già la prima notte di nozze, Niki lascia sola la moglie, confidando a un amico il suo malumore. Ad opprimerlo è quel mondo falso, tutto apparenza ed etichetta. Oltretutto, l’arrivo in città di un gruppo di ballerine viennesi, induce l’ufficiale a mollare la compagna per invaghirsi di una bella violinista. Come reagirà Elena? Protagonista della messinscena di stasera sarà Corrado Abbati con la sua compagnia.
Abbati sottolinea la novità rispetto alla tradizione cui siamo abituati: «La storia d’amore, che come sempre è alla base dell’operetta, è una storia più vera di altre. Non aspettatevi che vi dica dove si svolge l’azione anche se il luogo esiste; ma è più un luogo dell’anima. L’azione si svolge ovunque ci sia una donna innamorata di un marito che crede di amare un’altra e dove quest’altra non sa che lui è sposato. Adesso chiamate Elena la moglie, Niki il marito e Franzi l’altra e il gioco è fatto; anzi è tutto da fare perché di solito, nelle operette, la “bella e vivace” riesce sempre a coronare il suo sogno d’amore». Insomma, una trama meno prevedibile del solito. E poi, alla fine «l’importante è che anche una storia che ci sembra lontana sia in effetti a noi così vicina da poter essere vissuta ancora oggi. E poi c’è la musica, quella proprio non ve la posso raccontare».