GLI OPPOSITORI DI SE STESSI

(...) Insomma, è chiaro. Però è altrettanto chiaro che questo Giornale, queste pagine e io personalmente non rinunceremo mai alla nostra onestà intellettuale e alla nostra libertà. E quindi, su queste colonne, non leggerete mai che Alessandro Repetto mangia i bambini o che la giunta provinciale è una specie di inferno dantesco. Semplicemente perchè non è vero.
Repetto, intendiamoci, ha i suoi difetti. Lui, con il suo carattere, difficilmente ammetterà di averli. Così come difficilmente ammetterà i suoi errori. Noi, fra l’altro, siamo gli unici che glieli rinfacciamo un giorno sì e l’altro pure. Però, ad essere onesti, non si può non dire che è stato un buon presidente della Provincia e che è un avversario di tutto rispetto per Renata Oliveri. Così come non si può non dire che alcuni dei suoi assessori hanno lavorato bene o, in alcuni casi, molto bene: penso a Rosario Amico, penso a Piero Fossati, penso a Ennio Massolo, gran signore. Penso anche a Renata Briano, che si è trovata in mano l’assessorato più rognoso, quello che si occupa anche di rifiuti e che ha saputo uscirne con le ossa politicamente ancora intatte. «La Renata», anche quella rossa, è una brava: tanto educata e gentile, con il suo sguardo da Lucia manzoniana che in politica fa fascino, tanto tignosa sulle cose in cui crede. Insomma, non sono un’armata Brancaleone.
Non lo sono, ma qualcuno riesce a farli assomigliare alla compagnia sgangherata del film. Perchè la notizia che ieri vi ha raccontato con il suo stile Ferruccio Repetti è qualcosa di mai visto nella storia delle elezioni e solo un’informazione e un’opposizione come quelle genovesi potevano derubricarla a robetta. La notizia è che Rifondazione martedì non ha votato in giunta come tutti gli altri su una questione relativa alla gronda autostradale. Quella stessa Rifondazione che, però, contemporaneamente, sui manifesti, sul palco di De Ferrari fra qualche sera, e sulle schede elettorali sarà al fianco di Alessandro Repetto. E, nel caso di Renata Briano, addirittura in lista insieme.
É qualcosa di singolare, una situazione figlia di un bipolarismo malato che costringe a stare insieme gente troppo diversa. Tranne che si faccia come in Germania dove Gerahard Schroeder ha preferito perdere o quasi piuttosto che allearsi con i massimalisti di Oskar Lafontaine. Qui, però, siamo a Genova, Italia.