Opposizione all’attacco: «Israele subito al voto»

Dopo le dimissioni del primo ministro, l’affondo del leader del Likud Netanyahu, favorito nei sondaggi

Dopo l’annuncio di dimissioni del premier Ehud Olmert, ieri l’opposizione israeliana è partita alla carica. «Vogliamo le elezioni anticipate» ha tuonato ieri Benyamin Netanyahu, il leader del Likud che i sondaggi indicano vincente in caso di ricorso alle urne. «Questo governo è arrivato al capolinea, e non ha alcuna importanza chi diverrà capo di Kadima - ha tagliato corto Netanyahu, a sua volta ex premier, intervistato dalla radio statale -. Sono tutti implicati nel totale fallimento del governo in carica».
Con queste dichiarazioni, si apre per Israele un periodo di grande turbolenza e incertezza politica. Sia interna, che estera. Se da un lato a far da contraltare al leader del Likud c’è il ministro degli Esteri Tzipi Livni, che si appella al senso di unità nazionale, dall’altro la sponda resta il presidente palestinese Abu Mazen. Il capo di Fatah ha detto che coopererà con chiunque prenderà il posto di Olmert per portare avanti il processo di pace, ma per i moderati palestinesi, a loro volta impegnati in un braccio di ferro con Hamas, l’allontanamento di Olmert rischia di arrestare, almeno temporaneamente, il processo di pace.
Intanto la decisione di Olmert ha acceso anche la competizione all’interno del suo partito, Kadima. Ufficialmente sono quattro i candidati che aspirano alla leadership del movimento: oltre alla Livni, sarebbero anche in corsa il ministro degli interni Meir Shitrit, il ministro per la sicurezza interna Avi Dichter, ma soprattutto il ministro dei trasporti Shaul Mofaz. È proprio lui, infatti, a essere l’unico rivale credibile per l’ex agente del Mossad, almeno stando ai sondaggi.
Chiunque vinca, però, dovrà ottenere la fiducia del Parlamento, per nulla scontata: il nuovo governo dovrà, per forza di cose, essere un esecutivo di coalizione. La sua nascita, dunque, non dipenderà solo dal nuovo leader di Kadima, ma anche dai calcoli degli altri partiti, laburisti in testa. Ed Ehud Barak, premier dal 1999 al 2001, non sembra aver rinunciato all’idea di giocare le sue carte per tornare a guidare il governo israeliano anche se un ricorso alle urne potrebbe punire i laburisti.
Se non si riuscisse a formare un nuovo governo la sola via d’uscita dalla crisi sarebbe quella delle elezioni anticipate, da indire entro tre mesi dal fallimento dei negoziati. E in questo caso, il governo Olmert potrebbe durare ancora a lungo: da un lato, per dare il tempo al suo successore alla guida di Kadima di formare il nuovo governo, dall’altro, se il nuovo leader dei moderati dovesse fallire, per guidare Israele fino alle elezioni, come ipotizzato dal vicepremier Haim Ramon.