OPPOSIZIONE CHE GOVERNA

Cari amici lettori, ieri per la prima volta al Senato abbiamo messo sotto governo e maggioranza sull’imbroglio Prodi-Telecom mentre cresce il dissenso sulla spedizione in Libano. L’aria che tira, dopo il ritorno in aula, è di un grande fermento che si avverte proprio al Senato, la vera arena di combattimento di questa legislatura taroccata.
Ma andiamo per ordine: ieri il capogruppo di Forza Italia Renato Schifani ha chiesto in modo secco che il presidente del Consiglio venisse in Senato e non soltanto alla Camera per spiegare il brutto pasticcio che lo vede coinvolto nell’affare Telecom, essendo ormai diffusa l'opinione secondo cui Prodi si stava organizzando zitto zitto e direttamente da palazzo Chigi la ri-nazionalizzazione della telefonia fissa, facendola comperare per 10mila miliardi dalla Cassa depositi e Prestiti (una legnata pari a un terzo di finanziaria) per scorporarla da quella mobile che è la gallina dalle uova d'oro. Il «piano di ristrutturazione» era stato tracciato dal suo stretto amico e sodale Angelo Rovati su carta intestata della Presidenza del Consiglio e ne girava nel Palazzo anche una copia elegante ed elettronica in formato PowerPoint, un programma per presentazioni aziendali al computer. Ma il diavolo non aveva fatto il coperchio e tutto è venuto alla luce.
Ieri dunque Prodi è stato sconfitto due volte: è dovuto passare dallo sprezzante «Io in Parlamento? Ma siamo matti?» alla sottomissione di fronte al Parlamento. E poi è stato sconfitto dal voto che ha approvato la proposta Schifani. Così Prodi ha ricevuto la cartolina precetto per presentarsi davanti all’aula giovedì. Naturalmente Prodi può anche tagliare la corda, ma la cosa importante è che la Casa delle libertà abbia imposto la sua linea trasparente che convoca il capo dell’esecutivo come imputato e non per farsi riempire di chiacchiere sulle strategie della comunicazione. Intanto il comportamento viene interpretato così: Prodi, in vista della nascita del Partito Democratico, dove politicamente non conterà niente, ha cercato di farsi il suo centro di potere manovrando la Telecom come cosa sua facendo comperare allo Stato quella parte che non vale nulla e tenendo sul mercato la parte che vale moltissimo. Diessini e rutelliani sono i più furiosi e non a caso i presidenti di Camera e Senato hanno preferito cedere alle loro assemblee piuttosto che far quadrato su Prodi.
Il piano di Prodi era invece quello di presentarsi soltanto alla Camera dove può contare su una maggioranza numerica e dove l’opposizione è meno agguerrita, evitando il Senato dove la maggioranza è fatiscente e l’opposizione è tornata dalle ferie con una forte dose di adrenalina nelle vene. Un applauso liberatorio e una grande euforia hanno sottolineato la vittoria della linea del capogruppo di Forza Italia mentre la maggioranza appariva appiattita su una difesa di Prodi balbettante. Il fatto poi che sulla spedizione in Libano serpeggi una crescente adesione alle tesi che abbiamo svolto su questo Giornale è un altro forte segnale di crescita dell’opposizione, il che conferma che per fare combattere la maggioranza occorrono sempre più sentimenti forti e idee chiare.
p.guzzanti@mclink.it