Opposizione "cosmetica": via l’"od"

L’ultima frontiera del Partito democratico, quando i suoi esponenti non sono impegnati a fare le barricate a rimorchio di Antonio Di Pietro, è l’«opposizione cosmetica». Nessuno scherzo, nessuna ironia. La definizione arriva direttamente dal senatore del Pd, Marco Perduca, uno degli esponenti del drappello radicale accasatisi nelle liste veltroniane. L’opposizione «cosmetica» consiste in decine di emendamenti che mirano a scrivere le leggi in bell’italiano e dimostrano come, nel Pd, ci sia scarsissima fiducia nell’opera del Comitato per la legislazione, l’organismo voluto dall’allora presidente della Camera Luciano Violante per scrivere bene le leggi.
Chiaramente, interventi come questi rivoluzionano completamente il concetto di opposizione: in passato c’era l’«opposizione costruttiva», l’«opposizione dura», l’«opposizione ostruzionistica», anche se spesso si era alla ricerca solo di un’opposizione.
Ora, occorre essere sinceri e spiegare subito che l’«opposizione cosmetica» è molto più seria e di successo dell’«opposizione a rimorchio»: molte delle correzioni stilistiche proposte dai senatori Pd-radicali Perduca, Donatella Poretti ed Emma Bonino hanno avuto successo, tanto da essere fatte proprie dalle commissioni riunite di Palazzo Madama ed entrare dalla porta principale nella legge sulla sicurezza.
Perduca, fra l’altro, ha illustrato in aula la nuova «opposizione cosmetica». Si tratta di «piccole, anche se significative, modifiche che cercano di rendere più comprensibili, oltre che stilisticamente più apprezzabili e digeribili, una serie di norme odiose che sono al centro del cosiddetto decreto sicurezza». Insomma, siamo all’Emporio Armani degli emendamenti, ai Valentino del Senato, concetto peraltro diverso da quello del senatore Valentino, ai Dolce e Gabbana di un Parlamento che - dopo mille cambi di casacche in corsa - sembrava più adatto al prêt-à-porter della passione politica, Dolci e Voltagabbana.
Non manca nulla: nè l’emendamento che propone di sostituire la parola «ovvero» con «o», nè quello che interviene per sostituire l’orrendo «preveduti» con «previsti». Poi, c’è un forte impegno per liberare la legislazione italiana dal terribile «od» che un apposito emendamento del trio di parlamentari del Pd vuole cambiare in «o di» e per sciacquare i panni in Arno alla parola «pronunciato» traslata in «emesso». Mentre «ad una» diventa «alla». Si può fare.