«Opposizione e magistrati ora devono collaborare»


da Roma

Il pacchetto di leggi sul terrorismo dovrà essere prima di tutto «concordato con l’opposizione», perché l’emergenza è molto simile «a quella delle Brigate rosse negli anni Settanta. Non deve essere solo un’iniziativa nostra, anche perché le leggi devono andare in parlamento e l’iter deve essere rapido». Ne è convinto il sottosegretario all’Interno Michele Saponara (Fi), e la linea della massima collaborazione sarà la più probabile in vista del varo, annunciato dal Viminale dopo gli attentati di Londra, di nuovi provvedimenti per tutelare l’Italia da eventuali minacce legate al terrorismo internazionale.
Sottosegretario Saponara, che cosa pensa del ministero al Terrorismo proposto dalla Lega?
«L’idea di un ministero al Terrorismo è inutile, non creiamo nuovi carrozzoni sull’emozione del momento. L’obbiettivo è varare norme all’interno della costituzionalità e che coordino l’esigenza di una maggiore sicurezza con la libertà delle persone. Norme e fondi. Di fronte a un discorso che tocca tutta l’Europa bisogna riprendere il discorso delle misure di emergenza, su cui il ministero sta già lavorando anche dopo l’attentato di Madrid del 2003».
Arriveranno nuovi finanziamenti al Viminale?
«Leggi e finanziamenti arriveranno contestualmente. Nuovi fondi sono necessari, abbiamo il dovere di rispondere nella misura in cui possiamo farlo. È allo studio anche un progetto di ampliamento dell’intelligence, e per far questo servono appunto nuovi fondi».
Chiede quindi partecipazione all’opposizione?
«Li sentiremo sul pacchetto, naturalmente andrà concordato, ed è necessaria una sensibilizzazione di tutti. Abbiamo sempre detto che l’immigrazione è una risorsa, ma che i clandestini sono un pericolo e che quindi bisogna espellerli. La nostra linea è questa. È chiaro che ci vuole un accordo preventivo, per evitare che norme più pesanti in materia di sicurezza non siano contestate più di tanto in Parlamento».
Quali potrebbero essere le novità giuridiche?
«La collaborazione è necessaria anche con i giudici e con l’Europa. Se abbiamo l’impianto ma i giudici spediscono i casi alla Corte Costituzionale tutto si banalizza e si diluisce. Abbiamo bisogno della collaborazione di una magistratura quantomai indipendente, non che sciopera quando sente di essere limitata».
Il ministro Pisanu ha spesso insistito sulla necessità di inserire l’espulsione immediata di individui sospettati di attività terroristiche, in Italia come in Europa.
«È la nostra linea, il problema è che finora quando facevamo le espulsioni a sinistra ci si strappava le vesti. Ma quando ci si trova di fronte a fatti come quello di Londra non si può giocare con il permissivismo, come si sta facendo con l’iniziativa di Nichi Vendola di chiudere i cpt».
In quali condizioni sono i centri?
«È chiaro che i centri non sono alberghi a quattro stelle ma io che li ho visitati so che il rispetto c’è al massimo, ed è stato imposto dalle direttive del ministro Bianco prima e del ministro Pisanu ora. Chiaramente si tratta di persone che arrivano in situazioni tragiche, il disagio indubbiamente c’è. Ma mi sembra che gli enti locali, e purtroppo le Regioni sono quasi tutte all’opposizione, siano contrari ala costruzione di nuovi cpt come un tempo le amministrazioni lo erano per gli inceneritori».
Crede che l’opposizione vi potrà appoggiare su misure più severe se i governatori del centrosinistra si incontrano lunedì a Bari per chiedere proprio la chiusura dei centri?
«I governatori del centrosinistra si sono messi in contrasto sia con Giorgio Napolitano che con Livia Turco, gli autori della legge che istituiva i cpt, sia contro il trattato di Schengen. Ma noi abbiamo il dovere di essere in prima linea e abbiamo bisogno del consenso della magistratura e della collaborazione dell’opposizione».