"Opposizione sfascista, governeremo da soli"

Il premier Berlusconi respinge le accuse del Pd: &quot;Sprofondiamo nell'odio sociale, ridicolo parlare di regime&quot;. E avverte: &quot;Ho il 68% della fiducia&quot;. Intanto Tremonti gela D'Alema: <strong><a href="/a.pic1?ID=295890">&quot;Ha tradito Marx senza neppure capirlo&quot;</a></strong>

Milano - «L’ultimo sondaggio dà il gradimento del presidente del Consiglio al 68,1 per cento. È quasi imbarazzante andare per strada... » racconta Silvio Berlusconi agli ospiti della cena che chiude la prima festa del Pdl. La ricerca di Euromedia che ha sulla scrivania gli toglie ogni dubbio che le scelte compiute siano quelle giuste e che sia necessario «andare avanti anche da soli» e «governare con i decreti legge» che sono finiti sotto accusa: «Il governo potrà davvero cambiare il Paese». Ricorda che ha cercato il dialogo con la sinistra, ma l’opposizione è rimpiombata nello «sfascismo e nel disfattismo».

Al Palalido, mentre il megaschermo proietta Milan-Cagliari, il premier annuncia il programma del futuro, un avanti tutta su quel che era stato deciso. Promette «una manifestazione popolare per una legge sulle intercettazioni», perché non gli va bene la legge uscita dal Consiglio dei ministri che le prevede anche per i reati sulla pubblica amministrazione e vuole limitarle ai reati di mafia e terrorismo. Annuncia una «riforma sulla giustizia che garantisca tempi accettabili ai processi» e renda competitivo il Paese: «Lo dico io che sono il più perseguitato del mondo... ». Poi un decreto legge sulla prostituzione, la lotta all’evasione fiscale e ancora un provvedimento che trasformerà in reato sporcare le strade e che approderà in Consiglio dei ministri già venerdì prossimo. Una valanga di progetti pronti a diventare decreti. Decisionismo anche sulla legge elettorale per l’Europa: «Liste bloccate e sbarramento al cinque per cento».

Il presidente del Consiglio spiega tra gli applausi che il governo non ha tempo da perdere con gli ostruzionismi e discussioni inutili come quella sui decreti legge («ridicolo insinuare che si possa andare verso un regime o una dittatura»), tanto più in un momento in cui impazza la crisi economica ed è urgente trovare soluzioni per tranquillizzare i cittadini: «Possiamo contare esclusivamente sulla forza della maggioranza per governare. Siamo decisi ad andare avanti anche da soli per realizzare il programma che il Paese ha detto di volere».

Gli attacchi di Walter Veltroni non gli sono andati giù: «Avrei voluto dialogare. La sinistra sta sbagliando tutto, il governo ombra è sprofondato nel disfattismo, come ha detto qualcuno è passato dal comunismo allo sfascismo. È ripiombata nelle tenebre dell’odio sociale». Spiega che anche per evitare l’ostruzionismo che allunga a dismisura i tempi delle leggi, il ricorso ai decreti legge è diventato indispensabile: «Il presidente del Consiglio non ha gli stessi poteri dei colleghi europei, non può dare ordini, ma contare solo sull’autorevolezza personale e politica. Ha il solo strumento del decreto legge e quando diventa disegno di legge, possono passare diciotto o venti mesi prima che sia approvato. È inaccettabile».

Annuncia un intervento Ue per evitare conseguenze della crisi finanziaria sui cittadini che comunque, avverte, non è quella del ’29: «Nessuno perderà un solo euro». Il G4 si è trovato concorde per un fondo comune come quello degli Usa: «Credo che dovrà farlo anche Gordon Brown». Aggiunge: «Nella finanza deve tornare l’etica, che è il fondamento del mercato». Attacca i «manager disinvolti» ma rassicura gli italiani che temono per i risparmi depositati negli istituti di credito, inclusa l’Unicredit: «Credo che dobbiamo essere ottimisti. Il sistema bancario italiano non è basato sulla finanza. La finanza non crea ricchezza e gli italiani non ci sono cascati».

La crisi economica non lascia spazio a interventi tiepidi: «Proseguiremo in una politica di rigore, intervenendo su sprechi delle amministrazioni e privilegi. Con la finanziaria abbiamo messo i conti in sicurezza e ora in Europa abbiamo un ruolo che l’Italia non aveva da tempo». C’è spazio per tagliare perché la pubblica amministrazione ci costa 4.300 euro l’anno a testa e ridimensionare la spesa è indispensabile. E poi apre il fronte dell’evasione fiscale: «I dati dicono che è pari al 22 per cento del Pil e per le casse dell’erario significa perdere 100 miliardi di euro».

C'è spazio anche per la politica estera e i primi segnali di smobilitazione dall’Ossezia da parte della Russia di Putin. Mostra orgoglio per il ruolo da paciere giocata dall'Italia e dall’Europa: «Il nostro intervento da fratelli maggiori ha fermato i carrarmati della Russia». A gasarlo è stata anche la notte tra venerdì e sabato, trascorsa a una festa di giovani milanesi, non a far bagordi ma a chiacchierare fino alle sei e mezzo del mattino sul futuro del Paese. Con qualche consiglio agli aspiranti imprenditori in erba: «Dedicatevi all’import-export con la Cina e l’India, Paesi emergenti... ».