Oppresso dai debiti, Raimondi tentò il suicidio

Da cinque anni, l’assassino assumeva psicofarmaci

Non era la prima volta che faceva grossi debiti senza essere in grado di pagarli e, con ogni probabilità, non sarebbe stata neanche l’ultima. Cinque anni fa, proprio in seguito a un debito che non riusciva a saldare, aveva tentato il suicidio e da allora aveva iniziato ad assumere dosi massicce di psicofarmaci, anche se nessuno dei suoi parenti o dei conoscenti sembra aver mai saputo nulla di tutto questo.
I magistrati della Procura di Lodi stanno passando al setaccio con cura la vita privata di Carlo Raimondi, l’operaio 40enne che, nella notte tra giovedì e venerdì, ha confessato di aver ucciso, la mattina del 23 ottobre, la moglie Carmela Cilento. L’uomo ha raccontato di aver perso la testa in seguito a una violenta discussione causata dai grossi debiti fatti. Raimondi aveva appena confidato alla consorte di dover ben 200mila euro a degli usurai russi. Il cadavere della donna è stato trovato giovedì, dopo dieci giorni, nell’appartamento della coppia, a San Giuliano. Accanto alla poveretta c’era il feto della bimba che la coppia aspettava, anch’esso senza vita.
Il movente dell’omicidio, secondo la confessione di Raimondi, sarebbe proprio quello dei debiti e, le verifiche effettuate dai magistrati sul passato dell’uomo, sembrerebbero confermarlo. Tuttavia i carabinieri al momento non avrebbero trovato riscontri a questa versione e non se la sentono ancora di escludere del tutto che la circostanza dello strozzinaggio da parte dei non meglio precisati usurai russi possa non corrispondere a verità.
Intanto particolari raccapriccianti sono emersi ieri pomeriggio dai primi esiti dell'autopsia eseguita sul corpo di Carmela Cilento e della sua bambina. È risultato che il corpicino della neonata è uscito già privo di vita dal corpo della donna e qualche giorno dopo la sua morte, come accade spesso, a causa del rilassamento dell’utero, nei casi di donne incinta morte improvvisamente.
Una morte, quella di Carmela Cilento che, sempre secondo l’autopsia, sarebbe avvenuta sia per le lesioni provocate dai pugni, come confermato dal marito, ma anche per soffocamento causato dalla stretta delle mani alla gola, particolare che l’uomo non aveva ammesso durante la sua confessione, al termine del primo drammatico interrogatorio davanti al magistrato. Anche ieri in carcere Raimondi ha ribadito con enfasi di essere disperato perché che non voleva assolutamente uccidere la moglie.